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Carceri: da tre direttori di istituti di pena siciliani proposte per uscire da emergenza

domenica 20 gennaio 2013

2' di lettura

Roma, 18 gen. (Adnkronos) - Marcello Mastroianni, nel film 'Divorzio all'italiana', nel calcolare gli anni che doveva ancora scontare, commenta che dopo quattro anni un'amnistia gli spetta quasi 'di diritto'. "Amnistie e indulti ce ne sono stati tanti in Italia e non hanno risolto il problema della carceri". Lo sottolineano tre direttori di istituti penitenziari siciliani, Rita Barbera, direttrice della casa circondariale di Palermo l'Ucciardone, Letizia Bellelli, direttrice di quella di Enna e Antonio Gelardi, direttore della casa di reclusione di Augusta. I tre hanno scritto un documento congiunto in cui elencano le loro proposte per uscire in altro modo dall'emergenza carceri. "Uno dei disegni di legge naufragati con la fine della legislatura, e' quello sulle pene alternative -affermano i direttori- Ancora oggi il nostro sistema penale e' incentrato sulla pena detentiva in carcere. Il fascismo si servi' del guardasigilli Alfredo Rocco artefice di un codice penale che prevede, anche per reati di lieve entita', come pena principale quella detentiva in carcere. Poi la pena non sempre viene applicata, ma la sanzione comminata nominalmente, come sottolinea il Csm nel suo parere al ddl Severino sulle pene alternative, risponde piu' all'esigenza di rassicurare l'opinione pubblica, che a quella di dare una risposta reale ed efficace al crimine". "Oggi un giudice 'di cognizione' -proseguono i tre direttori- commina la condanna a una pena detentiva in carcere. Poi, in alcuni casi, interviene il giudice 'di sorveglianza', che converte la pena in una misura alternativa. Si tratta di un beneficio da concedere caso per caso, che richiede un ulteriore passaggio processuale e, in parecchi casi, non impedisce un breve, inutile e dannoso passaggio in carcere. In tale contesto, sono i detenuti appartenenti alla marginalita' sociale (extracomunitari, tossicodipendenti di lunga data, disagiati psichici e psichiatrici) che rappresentano la percentuale maggiormente significativa di detenuti, ad avere le maggiori difficolta' di accesso alle misure alternative esterne per l'assenza di idonei riferimenti: lavoro, domicilio, riferimenti familiari in grado di sostenere praticabili percorsi di inclusione sociale e per la difficolta' di avvalersi di una valida difesa". (segue)

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