Firenze, 18 set.- (Adnkronos) - "Il 24 gennaio chiesi al presidente Rossi, nella mia veste di portavoce dell'opposizione, non solo di rendere conto dello strano spostamento del dirigente regionale Zita e del ritiro delle deleghe all'assessore Bramerini ma anche di quell'ipotetico tutto politico filo rosso eventualmente riconducibile al Pd che si poteva benissimo intravedere nello scorrere i nomi dei protagonisti. Ovviamente il presidente non venne in aula". Cosi' Stefania Fuscagni, consigliere regionale del Pdl e portavoce dell'opposizione nell'Assemblea toscana, entra nel dettaglio di un altro aspetto, non secondario, delle vicenda Tav di Firenze. "I quesiti - ricorda Fuscagni - erano molti ed erano questi. Il primo: Nodavia, societa' vincitrice dell'appalto per la realizzazione del nodo fiorentino, risulterebbe avere come capofila Coopsette una delle piu' importanti cooperative rosse dell'Emilia Romagna. Alla domanda se si erano determinate azioni ipoteticamente facilitatrici da parte della Regione per avvantaggiare Nodavia, non sono seguite risposte. Non sono seguite risposte neppure circa un'altra domanda, e cioe' se il presidente Rossi fosse mai stato informato delle difficolta' finanziarie di cui si diceva soffrisse Coopsette e che sarebbero ricadute su Nodavia". "Si chiedeva - prosegue - per dovere di cronaca, se risultava vero che uno dei dirigenti di Coopsette, Maurizio Brioni, fosse marito di Elena Montecchi, gia' sottosegretario in quota Pd, e se il presidente Rossi avesse avuto rapporti con queste due persone prima ma soprattutto dopo essersi attribuito le deleghe un tempo della Bramerini. Cio' anche per capire se le voci di insolvenza di Coopsette, capofila di Nodavia e da piu' parte ripetute, fossero mai state poste direttamente alla cooperativa al fine di sapere se erano fondate o meno. Silenzio assoluto". (segue)