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Dall'Ue condanne per la 'maladepurazione' italiana, 117 i comuni multabili

Da Ischia a Cefalù
domenica 22 settembre 2013

2' di lettura

Roma, 20 set. - (Adnkronos) - Dalle bellissime isole di Ischia e Capri fino ad arrivare a Marsala e Cefalù. Ma non solo sud: anche Liguria e Friuli Venezia Giulia. Sono, infatti, 117 i comuni italiani condannati dall'Unione Europea per 'maladepurazione'. Per capire la gravità della situazione, basti pensare che il 30% della popolazione italiana è ancora priva di sistemi di depurazione adeguati. "Se non si realizzeranno i depuratori che ci vengono richiesti non solo provochiamo un danno all'ambiente ma addirittura saremo costretti a spendere soldi per pagare le multe" commenta Mauro D'Ascenzi, vicepresidente di Federutility. E la multa che pesa sul Bel Paese è molto salata. Le sanzioni, infatti, prevedono: un minimo di 11.904 euro e un massimo di 714.240 euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento a decorrere dalla pronuncia della sentenza avvenuta già a luglio 2012; una somma forfettaria, calcolata sulla base del Pil e che per l'Italia è pari ad un minimo di 9.902.000 euro e la possibile sospensione di finanziamenti europei, fino all'attuazione della sentenza. Purtroppo, però, il livello degli investimenti in Italia rimane tra i più bassi d'Europa: se nei paesi Ocse si investono 80 euro all'anno per abitante, l'Italia si ferma a 26. Dei 65 mld di investimenti programmati nel settore idrico, solo una piccola parte (circa il 10%) è coperta da finanziamenti pubblici; mentre il restante è finanziato da tariffe idriche tra le più basse in Europa. In Italia, infatti, ricorda D'Ascenzi, "abbiamo una tariffa intorno a 1, 2 centesimi mentre in Danimarca siamo a 6 euro, in Germania 5 euro e in Francia 4 euro. Ci sono margini dunque per poter fare degli investimenti" che ammontano a 5 miliardi di euro l'anno per 5 anni e "oggi, invece, ne stiamo producendo solo 1,2". Secondo D'Ascendi, dunque, "Le risorse vanno trovate con un'attenta politica tariffaria e riducendo gli sprechi. Stiamo perdendo importanti occasioni non solo perché restituiamo alla natura acqua sporca ma anche perché questi ritardi ci comporteranno possibili multe da parte della Comunità Europea".

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