Roma, 20 set. (Adnkronos) - Dopo l'arresto, in una spiaggia vicino a Palinuro, di Massimiliano Sestito, il latitante ritenuto legato a cosche mafiose calabresi, ora proseguono le indagini della squadra mobile di Roma per "valutare la sua posizione" in relazione a fatti criminali avvenuti nei mesi scorsi nella Capitale. Come spiega all'Adnkronos il capo della squadra mobile di Roma, Renato Cortese, Sestito e' "un soggetto che gravitava su Roma: in base a questa sua presenza e alla luce delle attivita' investigative che stiamo svolgendo sulle presenze criminali nella Capitale, stiamo valutando la sua posizione in relazione ad altre vicende" come ad esempio "l'omicidio del pregiudicato calabrese Vincenzo Femia", ucciso il 24 gennaio scorso. Il latitante era ricercato per essersi sottratto a un provvedimento di sottoposizione alla semiliberta'. Ma proprio per il suo spessore criminale, le indagini degli agenti della squadra mobile proseguono a trecentosessantagradi. D'altra parte, dopo la svolta proprio sul delitto di Femia con l'arresto a luglio di Gianni Cretarola, considerato l'esecutore materiale del delitto, e dopo il blitz di due mesi fa contro la 'cupola' che operava ad Ostia, Cortese non nasconde "la rinnovata attenzione che c'e' su questi fenomeni". "La presenza della criminalita' organizzata, della 'ndrangheta, della camorra, e' ben tangibile e dunque serve un'attenzione particolare", sottolinea. "C'e' una presenza molto forte nella capitale della criminalita' organizzata, che si unisce alla criminalita' indigena, sempre insidiosa - spiega - Bisogna continuare su questa strada per ottenere risultati, per stroncare questa presenza". Impossibile, secondo Cortese, dire al momento quali componenti del crimine organizzato siano a Roma piu' forti. "Da una valutazione sommaria - osserva Cortese - si assiste in questo momento a una capacita' dell'ndrangheta di ramificazione, e' dunque ovvio pensare che abbia prevalenza, ma anche la camorra non e' da meno".