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Carceri: Toscana, oltre il 70% dei detenuti e' affetto almeno da una malattia (2)

domenica 16 giugno 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Si tratta di una cartella sanitaria informatizzata che e' stata installata presso tutti gli istituti penitenziari toscani, attraverso la quale - una volta a regime - sara' possibile monitorare in modo sistematico lo stato di salute dei pazienti detenuti e gestire i loro trattamenti sanitari (visite, cure e somministrazione di farmaci), garantendo privacy e sicurezza. La Regione Toscana, a seguito della Riforma emanata nel 2008, pone particolare attenzione alla salute dei cittadini detenuti ed ha avviato un processo di collaborazione e di dialogo con le istituzioni dell'intero apparato penitenziario. Il processo e' lungo e richiede la modifica di norme giuridiche e la messa in sicurezza degli ambienti, ma l'adozione di protocolli di cura idonei favorira' un miglioramento dell'intero processo assistenziale riducendo il verificarsi di eventi a volte anche drammatici. DISTURBI DI SALUTE MENTALE - Analizzando piu' in dettaglio i dati emersi dall'indagine condotta nel 2012, emerge che - in linea con quanto affermato dall'Organizzazione mondiale della sanita' - i detenuti sono affetti soprattutto da disturbi di natura psichica: le malattie psichiche rappresentano il 41% di tutte le patologie riscontrate, prime per frequenza in tutti e 3 i principali gruppi etnici che compongono la popolazione detenuta (italiani, nord africani, est europei). " Fra i disturbi psichici - precisa Fabio Voller, dirigente Ars Toscana - prevalgono i disturbi da dipendenza da sostanze (diagnosticati nel 52,5% dei detenuti affetti da disturbi psichici) e i disturbi nevrotici e di adattamento (28,4% dei detenuti). Rispetto all'indagine Ars del 2009, le diagnosi di disturbi psichici sono aumentate, a fronte invece di una riduzione complessiva delle patologie: tale aumento e' dovuto esclusivamente alla diagnosi di tossicodipendenza che, a distanza di 3 anni, e' aumentata di quasi 15 punti percentuali. Un aumento cosi' marcato del disturbo da dipendenza, difficilmente spiegabile attraverso uno studio epidemiologico come il nostro, e' comunque in linea con i dati di altre recenti indagini anche internazionali". (segue)

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