Roma, 1 mar. - (Adnkronos) - Una confezione da 500 gr di carne bovina ha un'impronta di carbonio pari a 165 kg di Co2 equivalenti, un litro di latte vale 17 kg di Co2 equivalenti, una confezione da 1 kg di caffè 74 kg. La combustione di un litro di benzina produce invece l'emissione di 2,4 kg di Co2, quindi, se in un anno si percorrono 1.600 km con uno scooter che consuma 3,5 litri ogni 100 km, si produrranno 134,4 kg di Co2 l'anno e questa quantità contribuirà alla carbon footprint personale, insieme alle emissioni dovute alle altre attività, dall'illuminazione al riscaldamento di casa, dalla palestra alla produzione di oggetti di uso quotidiano. L'impronta di carbonio, o carbon footprint, è definita come la quantità totale di gas serra prodotta durante le attività umane. In particolare, la carbon footprint di un individuo è la somma di tutte le emissioni di anidride carbonica equivalente che sono indotte dalle sue attività in un certo periodo di tempo, generalmente pari ad un anno. Viene espressa in tonnellate equivalenti di anidride carbonica, che è formata da 1 atomo di carbonio e 2 di ossigeno. Dal momento che un atomo di carbonio pesa 12 unità di massa atomica e ogni atomo di ossigeno ne pesa 16, una molecola di Co2 peserà 12+16+16=44. Quindi l'equivalenza tra un atomo di carbonio e una molecola di Co2 è 3,67. Questo è il valore che deve essere utilizzato per convertire i valori in carbonio in quelli in Co2, e viceversa. Per esempio, le emissioni di carbonio del 2007 causate dall'utilizzo di combustibili fossili ammontavano a 8,5 miliardi di tonnellate, equivalenti a 31,2 miliardi di tonnellate di Co2. Per valutare la carbon footprint della spesa alimentare, il Wwf mette a disposizione un semplice contatore sul sito www.improntawwf.it. In questo modo è possibile imparare a valutare la carbon footprint a partire dal carrello perché essere consapevole di quanta energia è necessaria per l'alimentazione è il primo passo per uno stile di vita a più basse emissioni. Se nelle società pre-industriali il rapporto tra l'energia utilizzata per la produzione di un alimento e il suo contenuto in calorie era pari a 1 (ossia tanta energia era spesa per produrlo tanta l'alimento ne restituiva all'organismo), oggi è mediamente pari a 100, ossia è utilizzata 100 volte più energia per produrre un alimento di quanta questo ne fornisca nel momento in cui viene consumato. E' possibile conseguire una forte riduzione delle emissioni di anidride carbonica anche dai settori dell'energia e dei trasporti. Quest'ultimo è responsabile, in Italia, dell'emissione di 128,5 milioni di tonnellate di Co2 l'anno, di cui il trasporto su gomma costituisce il 92%. Si può fare fare la differenza adottando provvedimenti per ridurre i viaggi o viaggiando in modo efficiente, per esempio utilizzando mezzi pubblici e car-pooling e in parte il car-sharing. E' necessaria energia per produrre, trasportare e gestire le merci acquistate: anche modificare le abitudini di consumo può ridurre l'impronta di carbonio.