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Sicilia: paziente mori' dopo pace maker, a luglio processo appello

domenica 28 aprile 2013
2' di lettura

Palermo, 26 apr.- (Adnkronos) - E' stato fissato per il prossimo 3 luglio il processo di appello presso la seconda sezione penale della Corte d'appello di Catania nei confronti di un cardiologo della Clinica Morgagni Cuore di Pedara, condannato in primo grado per omicidio colposo per la morte di una settantenne di Palazzolo Acreide, Paola Bologna deceduta a seguito di una perforazione cardiaca per l'innesto di un pace maker. Ma il pubblico ministero ha chiesto di rivedere anche la posizione di un altro medico della stessa struttura ospedaliera, prosciolto un anno fa in primo grado dal tribunale di Mascalucia per la stessa accusa. La vicenda risale all'aprile del 2005. Paola Bologna si era ricoverata all'ospedale di Avola per una banale cataratta. Ma gli esami preliminari di routine avevano evidenziato una forma di aritmia cardiaca. Due giorni dopo la paziente veniva avviata alla clinica convenzionata "Villa azzurra" di Siracusa per l'impianto cautelare di un pace maker. A quel punto e' cominciata l'odissea per la paziente. Durante i ripetuti tentativi di posizionamento del pace makerle sarebbe stato procurato lo sfondamento dei due polmoni. Il quadro clinico della paziente peggiorava tanto che i medici decidevano di trasportare la donna in un'altra clinica convenzionata, la Morgagni Cuore di Pedara. Ma anche in questa struttura specializzata le cose non miglioravano. La cartella clinica parla espressamente di "perforazione del ventricolo, ischemia acuta, versamento pericardico". Dopo cinque ore di attesa, gli stessi medici della Morgagni operarono la donna a cuore aperto per cercare di suturare il ventricolo e tamponare l'emorragia. Ma la paziente mori' poco dopo l'operazione. Subito dopo il decesso, le figlie, tramite il loro legale, l'avvocato Raffaele Leone, presentarono un esposto alla procura della Repubblica di Siracusa, facendo scattare l'indagine penale. Indagine che dopo il processo di primo grado ha portato alla condanna a un anno e mezzo solo di un cardiologo della Morgagni, Giuseppe Di Stefano. Ma un altro medico della stessa struttura, Giuseppina D'Agata, assolta in primo grado, resta sottoposta a giudizio avendo il Pm impugnato la sentenza di assoluzione.

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