(Adnkronos) - Il protagonista Filippo Timi, spessissimo in scena da solo col bimbo (per coprire il ruolo sono stati utilizzati due gemelli), rivela di aver affrontato la parte senza preoccuparsi di 'recitare': "Dovevo gestire un bambino piccolo -ha raccontato- che naturalmente non recitava. Quindi mi sono completamente dimenticato di 'interpretare la parte', ero io con il bimbo, dovevo attirare la sua attenzione, catturarne gli sguardi". L'attore ha ammesso di essere stato subito colpito dalla sceneggiatura: "Quando una storia ti piace, senti che ti parla, è già un regalo", ha spiegato. Nel film, Timi ha rispolverato ed accentuato la parlata umbra, non a caso. "Entrambi, Filippo e Jaouher -ha spiegato il regista- hanno fatto un lavoro di recupero delle loro lingue originali". Al regista interessava "che entrambi i personaggi fossero emigrati -ha sottolineato Timi- Si voleva sottolineare l'idea del 'viaggio'". Anche il giovane Jaouher, scelto da Locatelli durante un laboratorio teatrale cui partecipava a Melegnano, ha dovuto lavorare per recuperare l'arabo, che ormai conosce poco. "Io vivo alla periferia di Milano -ha raccontato- e ormai conosco meglio il milanese dell'arabo. Con Mirko, abbiamo creato una sorta di italiano 'arabizzato', che era la parlata che doveva avere il mio personaggio".