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Datagate, Prodi: "Gli Usa spiavano le mie telefonate"

"Intercettavano la mia voce e la riconoscevano anche con il raffreddore o la molletta al naso"
di Luciano Capone domenica 27 ottobre 2013

Romano Prodi

2' di lettura

Dopo le ultime rivelazioni sullo scandalo Datagate è altissima la tensione tra le due sponde dell’Atlantico. L’ultima indiscrezione fatta filtrare dall’archivio della talpa Edward Snowden è che la Nsa ha spiato le conversazioni telefoniche di 35 leader politici e militari mondiali. Ma secondo Romano Prodi non si tratta di una novità nella storia recente nei rapporti tra Europa e Stati Uniti, sul Messaggero il professore bolognese racconta che “circa dieci anni fa, quando ero presidente della Commissione Europea, mi trovavo in visita ufficiale a Gerusalemme e ricevetti una telefonata dall’allora presidente dell’Eni Gian Maria Gros-Pietro”. Nella conversazione si parlò di un intervento presso un governo a tutela dell’Eni contro “un produttore americano, l'unico concorrente rimasto”.  Riconoscimento vocale - La sorpresa arrivò quando, poche settimane dopo “l'intero verbale della conversazione veniva pubblicato su un settimanale a forte tiratura, perfettamente fedele fino nei minimi particolari”. Rivoltosi ai tecnici di Bruxelles, Prodi scoprì che “il suono della mia voce era stato probabilmente inserito nel grande cervello anglo-americano chiamato Echelon e che quindi ogni mia conversazione veniva automaticamente registrata da qualsiasi apparecchio telefonico fosse generata, compresi i posti pubblici più lontani e incluso il caso che avessi avuto il raffreddore o avessi messo una molletta attorno al naso per modificare la mia voce”. Sembra una scena fantozziana, ma per questa storia ci furono proteste contro gli Usa da parte delle istituzioni europee, “ma tutto poi tornò come prima”.  Grande Fratello globale - L’ex presidente della Commissione europea dice che in questi casi “per un po’ di tempo ci si scandalizza, si moltiplicano le proteste diplomatiche e poi tutto ricomincia come prima” perché “questi comportamenti vengono solitamente giustificati in ragione della pur santa necessità della guerra al terrorismo, anche se il terrorismo spesso c’entra ben poco e sono invece in gioco interessi di tutt’altro tipo”. Secondo Prodi con il passare del tempo e il progresso tecnologico il fenomeno sta diventando sempre più preoccupante: ”Non si tratta più di casi isolati, ormai è in gioco non solo la libertà ma anche la stessa incolumità di tutti noi”.

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