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Mafia: penalisti, su concorso esterno sconcertante debolezza del Parlamento

domenica 26 maggio 2013

2' di lettura

Roma, 22 mag. - (Adnkronos) - "Se un quarto di secolo fa Leonardo Sciascia metteva in guardia dalle carriere costruite sull'antimafia, oggi dobbiamo preoccuparci del conformismo dell'antimafia che blocca la democrazia parlamentare". E' quanto scrive in una nota l'Unione delle camere penali. "La comunita' dei giuristi e' perfettamente consapevole della necessita' di dare una collocazione sistematica al reato di concorso esterno, essendo lo stesso nato nelle aule giudiziarie invece che in quelle parlamentari - sottolineano i penalisti - e di questo discutono spesso nei convegni accademici, avvocati, persino magistrati, pochi, che non si preoccupano di apparire politicamente scorretti, ma la semplice riproposizione di un progetto di legge, invece, ha fatto sollevare come un sol uomo la magistratura militante e le sue truppe di complemento". "Il risultato finale, sconcertante - osservano - e' che di fatto si e' impedito al Parlamento di svolgere il ruolo che pur gli compete in una democrazia ordinata: discutere sulle iniziative legislative, magari al solo fine di bocciarle". "Al Senatore Compagna, che non e' affiliato a cosche mafiose cosi' come non lo erano altri parlamentari che ugualmente si erano occupati del problema in precedenti legislature, come Giuliano Pisapia, e' stato addirittura imposto dai suoi stessi colleghi di partito di ritirare il progetto di legge, il che rappresenta un atto di sottomissione che ricorda drammaticamente quei periodi storici in cui dalla politica debole si apprestavano a nascere regimi autoritari", denuncia l'Ucpi. "Il fatto che questa moderna 'abiura' non trovi, oggi, nessuna voce critica tra i commentatori e', se possibile, ancor piu' preoccupante: dove sono finiti i difensori dei valori liberali della liberta' di pensiero, della liberta' di iniziativa dei parlamentari, della stessa liberta' del Parlamento? - si chiedono i penalisti - Tutti intimoriti dalle gogne dei social network e dai riflessi di una politica paurosa che quando ragiona di diritto appare ostaggio dei luoghi comuni se non del timore di inimicarsi i veri poteri che sono quelli delle Procure? Sciascia e' morto ma anche la democrazia non sta troppo bene".

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