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Città sempre più calde, anche 3 gradi in più rispetto alle aree meno urbanizzate

Le medie temperature continuano ad aumentare da 30 anni, e in particolare nell'ultimo decennio
domenica 26 maggio 2013

4' di lettura

Roma, 24 mag. - (Adnkronos) - Secondo l'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), la temperatura media continuerà a salire nei prossimi anni con conseguente aumento degli effetti climatici estremi. E a farne le spese saranno non solo gli ecosistemi ma anche le città, in particolare quelle più grandi, afflitte anche dall'effetto 'isola di calore'. Città sempre più calde, quindi: qui le medie temperature continuano ad aumentare da 30 anni, e in particolare nell'ultimo decennio. La temperatura rilevata nei centri urbani è sempre più elevata di quella rilevata in aree meno urbanizzate (gli aeroporti cittadini nello specifico) con differenze fino a 3 gradi dovuti all'effetto 'isola di calore', ossia all'aumento della temperatura dovuto all'asfalto e al cemento che catturano le radiazioni solari, oltre che dal calore prodotto da impianti energetici e scarichi dei veicoli. E' quanto emerge dalla prima conferenza internazionale sul tema dell'adattamento climatico in ambito urbano promossa da Legambiente e Università Iuav di Venezia durante la quale sono state illustrate ricerche e studi che da New York a Stoccarda hanno mostrato i problemi degli impatti dei cambiamenti climatici e le strategie per farne fronte. Le temperature estive nel corso dello scorso anno in nove città italiane, sono risultate sempre superiori ai valori medi trentennali fino al 1961 confermando l'aumento delle anomalie nelle temperature come già avvenuto nel 2003 e nel 2007. Le precipitazioni piovose risultano maggiormente concentrate e intense del passato con periodi siccitosi di maggiore durata. E in Italia aumenta la frequenza di fenomeni estremi violenti come trombe d'aria e alluvioni che causano danni e vittime e sono acuiti dalla trasformazione del territorio e degli ecosistemi, tra fiumi intubati, aree urbane impermeabilizzate, edifici realizzati in aree a rischio idrogeologico, inadeguatezza della rete di convogliamento delle acque piovane. Tra gli studi presentati, quello realizzato in collaborazione con Legambiente dall'Osservatorio meteorologico di Milano Duomo, ha analizzato i cambiamenti e i relativi aumenti delle temperature in nove città italiane (Torino, Milano, Trieste, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo) dal 1961 ad oggi valutandone anche gli effetti critici da un punto di vista energetico (con maggiori consumi per la climatizzazione) e dal punto di vista della salute, per la maggiore frequenza di picchi di calore nelle ore diurne, temperature calde anche nelle ore serali e disagio termico per l'afa e l'umidità. Un esempio è l'aumento della mortalità avvenuta nella caldissima estate del 2003 (secondo il Ministero della Salute superiore al 50% rispetto ai dati medi in alcune città italiane). L'aumento della frequenza dei picchi di calore sta determinando in intere zone urbane in Italia condizioni di vita sempre più difficili, in particolare per le persone in età avanzata e per chi soffre di malattie croniche. Uno studio specifico su Milano ha evidenziato che dal 1961 ad oggi il numero di giorni con temperature massime diurne superiori ai 35 gradi e minime notturne superiori ai 25 gradi si sono concentrati per oltre l'85% tra il 2001 e il 2012. La seconda indagine, elaborata da Legambiente, ha messo in evidenza la vulnerabilità delle città italiane rispetto ad eventi estremi di pioggia avvenuti negli ultimi anni, analizzando nello specifico l'alluvione e le esondazioni avvenute a Genova il 4 novembre 2011, il nubifragio di Roma del 20 ottobre 2011, l'esondazione del Seveso a Milano del 18 settembre 2010, la straripamento dei fiumi e le frane a Messina avvenuti l'1 ottobre 2009, tutti eventi accomunati dalla caduta di enormi quantità di acqua in poche ore (a Messina la metà dell'acqua che cade nell'arco di un anno, a Genova 1/3) con danni in termini di vite umane e economici rilevantissimi. A Genova l'esondazione del torrente Fereggiano e del fiume Bisagno ha amplificato i propri effetti perché il letto del torrente è stato trasformato da sponde cementificate e nella parte finale è tombato sia il Fereggiano che il Bisagno, mentre l'assenza di interventi di rimboschimento e manutenzione del territorio a monte ha accelerato la forza distruttiva del fenomeno. A Roma sono colpevoli l'inadeguatezza della rete fognaria e la scarsa manutenzione del sistema di deflusso delle acque piovane. A Milano un ruolo fondamentale è stato giocato dal tombamento del fiume Seveso con interventi continui per la realizzazione di infrastrutture e edifici, che hanno determinato uno scorrimento in gallerie sotterranee per circa 10 chilometri, ma anche l'eccessiva impermeabilizzazione dei suoli nel Comune di Milano (65% dell'area urbana) per edifici e strade. Infine a Messina, l'assenza di interventi di rimboschimento e manutenzione del territorio a monte a seguito dell'abbandono agricolo ha accelerato la forza distruttiva del fenomeno. Ma anche le infrastrutture di trasporto non sono 'innocenti: le strade perpendicolari alla costa hanno infatti aumentato l'effetto devastante delle colate di fango.

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