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Mafia: pm Di Matteo, nove anni a Mori servitore infedele dello Stato/Adnkronos

domenica 26 maggio 2013

2' di lettura

Palermo, 24 mag. - (Adnkronos) - "Non sono ne' collusi ne' corrotti ma fecero una sciagurata scelta di politica criminale e hanno tradito la fedelta' giurata alla Costituzione, alla legge e all'Arma dei Carabinieri". Ecco perche' "il generale Mario Mori va condannato a nove anni di carcere e il colonnello Mauro Obinu a sei anni e mezzo di carcere". La richiesta di condanna per i due alti ufficiali del Ros dei Carabinieri arriva poco dopo le tre del pomeriggio in una piccola aula di giustizia. Il pm Antonino Di Matteo tiene i fogli stretti tra le mani, ma la voce trema quando chiede la condanna per Mori e Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nell'ottobre del 1995. Una requisitoria fiume, durata quattro udienze e oltre trenta ore, in cui il magistrato, rimasto da solo dopo la partenza di Antonio Ingroia per il Guatemala lo scorso ottobre, ha spiegato i motivi per i quali i due ufficiali, oggi assenti in aula, andrebbero condannati. Mori e Obinu sono accusati di avere favorito la latitanza del capomafia di Corleone, arrestato nell'aprile del 2006, in nome della trattativa tra Cosa nostra e pezzi dello Stato per fare terminare la strategia stragista. Di Matteo, che oggi aveva eccezionalmente al fianco sia il Procuratore capo Francesco Messineo sia il Procuratore aggiunto Vittorio Teresi, ricorda ai giudici del Tribunale, presieduto da Mario Fontana, che l'indagine sulla trattativa venne riaperta "grazie alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino". E al figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino dedica la prima parte della requisitoria. "Massimo Ciancimino e' un testimone importante, se non altro perche' a partire dalle sue prime dichiarazioni e' stato possibile investigativamente ottenere una progressione importante sul tema della trattativa tra Stato e mafia - dice - Le sue prime dichiarazioni hanno costituito il presupposto di recupero memoria di autorevoli personaggi. E' infondata la prospettazione che anche mediaticamente ha avuto largo spazio, per cui l'indagine sulla trattativa e sul protagonismo dei carabinieri, che la ricostruzione di quei fatti fosse affidata principalmente a Massimo Ciancimino. Non e' cosi'". (segue)

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