Cagliari, 3 ott. - (Adnkronos) - Le dead drops spuntano fuori dai muri delle case bombardare del quartiere di Castello, a Cagliari, e funzionano. Seguendo la filosofia del suo ideatore, l'artista berlilnese Aram Bartholl, che per primo le ha 'murate' nel 2010 a New York, anche a Cagliari sono ben nascoste, difficili da individuare. Solo un occhio attento riesce a cogliere i pochi centimetri di cavetto usb che spunta fuori dal muro di pietre, bombardato 70 anni fa dagli alleati. Sono circa settanta le dead drops murate in tutta Italia, ma solo in pochissime citta', tra le quali Roma, Milano, Martina Franca e Cagliari, appunto. L'idea di installare in citta' le Usb anonime e' nata in occasione del festival letterario internazionale "Leggendo Metropolitano 2013" dedicato quest'anno ai 'Lega'mi'. Ne sono state installate 8 da 4gb per rappresentare "i lega'mi nella societa' odierna: lega'mi tra utenti che rimarranno sconosciuti, lega'mi con il sapere e la conoscenza costruiti e diffusi orrizontalmente, nella rete". Anche a Cagliari, citta' molto recettiva alle novita' dell'higth tech, entra nel novero delle citta' italiane che utilizzano questo sistema di comunicazione, off line che permette di caricare o scaricare materiale digitale, rimanendo nell'anonimato. E da qui deriva il nome del sistema: "dead drop" era, infatti, il metodo con cui le spie si scambiavano documenti riservati, depositati in un luogo segreto concordato in precedenza. "Lo uso spesso - spiega un utente anonimo che ha risposto all'Adnkronos, tramite dead drop -. Scambio informazioni di diverso genere, dalla musica agli appunti delle lezioni dell'universita', agli appuntamenti della vita mondana in citta'. Nessuno sa chi sono. E io non sono interessato a saperlo. Qui l'onesta intellettuale e la sincerita' sono d'obbligo".