Palermo, 11 ott. - (Adnkronos) - Il naufragio del barcone, costato la vita ad oltre 300 migranti che cercavano di raggiungere Lampedusa, poteva forse essere evitato. L'imbarcazione, infatti, avrebbe potuto approdare sull'isola se lo scafista non avesse spento il motore. E' quanto sostiene il gip del Tribunale di Agrigento, Alberto Davico, che ha convalidato il fermo di Khaled Ben Salem, il presunto scafista tunisino di 35 anni del naufragio del 3 ottobre scorso nelle acque di Lampedusa. "Il motopesca avrebbe potuto arrivare in porto - scrive il gip nell'ordinanza -, ma il maldestro tentativo di sottrarsi all'arresto da parte dello scafista che intendeva trasbordare ha determinato la morte di oltre trecento persone". Per il giudice, infatti, "l'improvviso spegnimento dei motori del natante, ormai in prossimità dell'isola di Lampedusa, deve ricondursi alla deliberata volontà di non giungere direttamente con il natante in porto, dove lo scafista avrebbe potuto con facilità essere indicato alle autorità ed arrestato". Dunque, secondo il gip, Ben Salem, uomo "esperto di mare", era "ben consapevole che per il carico umano assolutamente sproporzionato rispetto alle dimensioni del motopesca, una volta spenti i motori, si sarebbe potuta imbarcare acqua andando alla deriva. Quanto meno l'attesa davanti all'isola non poteva che aggravare i rischi già insiti di naufragio". Ma l'interesse del presunto scafista era quello di salire a bordo delle imbarcazioni giunte in soccorso, confondersi tra i migranti e sfuggire così all'arresto. "Lo spegnimento del motore che non aveva avuto particolari difficoltà durante la traversata - conclude il gip - non può spiegarsi diversamente anche per la prossimità della costa".