(Adnkronos) - Si tratta dei costi legati allo sviluppo a cui si rinuncia quando il Comune è troppo piccolo o non ha competenze adeguate, quando la sua capacità di agire è poca cosa, quando i tempi si allungano perché per andare avanti è necessario l'accordo di altri Comuni o di altri enti o quando gli ambiti sono troppo ristretti per un approccio strategico che potrebbe davvero risolvere i problemi. Una cosa appare chiara: ad unirsi ci si guadagna sempre, anche solo dalla fusione di due comuni, magari non da subito ma in prospettiva. Al netto degli incentivi regionali e statali su cui chi si unisce può contare per almeno cinque o dieci anni. Zone socio-sanitarie e Sll come confini - L'Irpet, nello studio presentato dalla ricercatrice Sabrina Iommi, ha fatto una proiezione raggruppando gli attuali comuni toscani prima nelle zone socio-sanitarie (Zss) utilizzate per la programmazione dei servizi socio-assistenziali di base - 34 in tutta la Toscana e che corrispondono in buona parte alle ex associazioni intercomunali degli anni '80 pensate da Bartolini – e poi utilizzando come criterio invece i sistemi locali del lavoro (Sll), 51 nella regione e che corrispondono ai bacini al cui interno i pendolari si muovono ogni giorno. Raggruppando i Comuni per gli ambiti dei sistemi del lavoro locale si risparmierebbero 96 milioni sui costi della burocrazia e 65 su quelli della politica (che sarebbero dimezzati e forse qualcosa in più). Con le zone socio-sanitarie il risparmio sulle spese di funzionamento salirebbe a 140 milioni e praticamente lo stesso rimarrebbe quello sulla politica. (segue)