Taranto, 18 mar. (Adnkronos) - "Lo dico con rispetto ma in questa inchiesta il pubblico ministero ha avuto paura a fare delle scelte. Con tutte queste schegge di indizi il rischio e' quello di trovarsi di fronte a contraddizioni macroscopiche". Lo ha detto l'avvocato Lorenzo Bullo, il difensore di Carmine Misseri, fratello di Michele, nella sua arringa al processo davanti alla Corte di Assise del Tribunale di Taranto per l'omicidio della 15enne Sarah Scazzi. Il suo assistito e' imputato di concorso in soppressione di cadavere perche', secondo l'accusa, ha partecipato e aiutato il fratello nell'occultamento del cadavere della vittima. La Procura della Repubblica nei giorni scorsi ha chiesto una pena di 8 anni di reclusione, unitamente all'altro presunto complice, Cosimo Cosma, nipote di Michele. Nella prima parte del suo intervento l'avvocato si e' soffermato soprattutto sul calcolo dei tempi occorrenti per raggiungere il pozzo di contrada 'Mosca' in quel pomeriggio del 26 agosto del 2010, sia da parte di Michele, che partiva da Avetrana, che di Carmine Misseri che partiva da Manduria e che, secondo quanto accertato dall'esame dei tabulati telefonici, venne chiamato dal fratello Michele alle 15,08 mentre quest'ultimo si trovava gia' al pozzo e Carmine era ancora a Manduria. Per il pm, Michele avrebbe fatto "un'accorata richiesta di aiuto al fratello" senza specificare che Sarah era stata uccisa, ne' tantomeno chi era stato il responsabile. "Per arrivare al pozzo da Manduria - ha specificato il difensore - occorrono 23 minuti, secondo quanto dice il pm, e quindi l'arrivo di Carmine andrebbe collocato alle 15,31-15,32. Ma durante l'incidente probatorio, che e' una prova, Michele, rispondendo a una domanda su cosa stava facendo alle 15,25 quando lo chiama al telefonino la moglie Cosima, afferma che stava al pozzo, aveva finito tutto e stava per andarsene. Se aveva finito tutto, e Carmine Misseri doveva ancora arrivare al pozzo qual'e' il suo aiuto a sopprimere il corpo della bambina nel pozzo? Magari dal punto di vista umano puo' essere deplorevole che sia arrivato li' quando gli abiti erano gia'stati bruciati ma nelle carte del processo io credo che ci sia la prova che non e' mai partito da Manduria e che ha sempre detto la verita' su quella telefonata".