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L'agroforestazione è il compromesso virtuoso per lo sviluppo sostenibile

domenica 24 marzo 2013

2' di lettura

Roma, 22 mar. (Adnkronos) - Le aree protette non bastano a conservare la biodiversità, per raggiungere i migliori risultati è necessario che si stabilisca un sistema di gestione integrato che accanto alle aree protette, oasi naturali e parchi, preveda anche la gestione delle aree agricole circostanti, in modo da poter conciliare la produzione di beni destinati al consumo civile con la conservazione della biodiversità. A sostenere questa tesi è un recente articolo apparso sulla rivista Nature che spiega come la Agroforesty sia la risposta adatta per la gestione delle foreste e dei boschi che confinano con le coltivazioni agricole; a provarlo è anche il recentissimo programma approvato dal governo nigeriano, in collaborazione con la FAO, per la gestione delle risorse agricole nel rispetto e tutela di quelle forestali. Non mancano nel mondo esempi di integrazione che hanno portato risultati positivi: in Vietnam , ad esempio, l’applicazione di sistemi integrati di gestione ha portato a ricavi dalla vendita di prodotti e agricoli e della pesca per 4,83 miliardi di dollari con un incremento del 31% rispetto allo scorso anno. Il Paese ha esportato nel 2012 415 mila tonnellate di caffè (+22%) e 667 mila tonnellate di riso (+68%), 21 mila tonnellate di Tè (+18%) mentre le esportazioni di legname sono aumentate del 36%. L’adozione di politiche agroforestali si sta diffondendo grazie alle iniziative della FAO e dell’ICRAF, il Centro Agroforestale Mondiale, che hanno promosso una serie di studi su l'uso di varietà arboree particolari e su come queste possono migliorare la qualità del suolo, integrandosi con le aree coltivate e generando nuove fonti di reddito per i piccoli proprietari. Si è quindi accertato che nello stato africano dello Zambia, la messa dimora della Gliricida, un piccolo albero della famiglia delle leguminose, accanto alla piantagioni di mais ha migliorato la qualità del terreno e ha fatto aumentare la produzione. Ottimi risultati si sono ottenuti anche con la Faidherbia, un'acacia indigena africana, che si è rivelata particolarmente utile perché va in riposo vegetativo e perde le foglie ricche di azoto durante la stagione delle piogge, quando i raccolti sono stati appena piantati, e riprende la crescita delle foglie durante la stagione secca. Questo significa che concima raccolti in un momento utile, ma non compete con loro togliendo luce, nutrienti o acqua. Diversi studi hanno accertato che l’integrazione tra Faidherbia e mais in una zona del Malawi hanno favorito un aumento della produzione del 400%.

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