Roma, 22 mar. (Adnkronos) - Mentre oggi si celebra la giornata dell'Acqua e 'l'oro blu' diventa una chiave di volta delle economie, anche la cattiva gestione delle aree a vulnerabilità idrogeologica diventa un fattore che pesa sui conti del Paese. Ogni anno sull'economia italiana "i danni diretti legati al rischio idrogeologico pesano in media per oltre 2,7 miliardi di euro". Cifra che "potrebbe raddoppiare" se si calcolassero anche "i danni indiretti" derivati da frane e alluvioni in territori con scarsa manutenzione dei corsi d'acqua, senza presidi o soggetti ad un eccesso consumo di suolo da parte dell'uomo. Sono queste le prime valutazioni di uno studio della Banca d'Italia, presentato oggi al brain storm "Calamità idrogeologiche: aspetti economici", promosso a Roma dall'Accademia dei Lincei, in occassione della Giornata Mondiale dell'Acqua. "Il danno economico di calamità idrogeologiche nel nostro Paese è pari a 2,75 miliardi di euro l'anno (valori 2009), di cui 1,6 miliardi di euro l'anno in media per danni al patrimonio immobiliare, 1 miliardo per danni a infrastrutture come strade, scuole, ponti o caserme", spiega all'Adnkronos il ricercatore della Banca d'Italia Ivan Faiella, del Servizio Studi di struttura economica e finanziaria. Ma non solo. Anche l'incalcolabile perdita di una vita umana ha un suo 'valore economico'. "I rimanenti 150mln di euro sono infatti -spiega ancora Faiella- il cosidetto valore statistico della perdita di 50 vite umane, un valore che tiene conto anche, ma non solo, della produttività di una persona". "La cifra complessiva di 2,75 mld è un dato sicuramente sottostimato -avverte Faiella- perché nel nostro studio, ancora in corso, abbiamo considerato per ora solo i danni diretti e non quelli indiretti che colpiscono le famiglie o le imprese in termini di perdita di produttivita'". Se, ad esempio, sottolinea, ci riferissimo a studi come quello del Cnr in Trentino sulle ricadute per il turismo di calamità idrogeologiche, ecco che le cifre crescerebbero ancora". "In base a questi calcoli, -prosegue l'esperto di Bankitalia- si valuta quindi che le risorse destinate alla prevenzione, in media 400 mln l'anno negli ultimi 20 anni, sono insufficienti e comunque inferiori a quanto investito per il ripristino delle aree colpite da queste calamità". Il centro studi di Bankitalia valuta quindi urgente un'analisi più di dettaglio tra costi e benefici della prevenzione. "Nel nostro Paese -dice Faiella- una valutazione simile manca e va invece attivata al più presto perché, anche se i numeri non sono un totem, politiche di governance del territorio devono fondarsi su dati e informazioni che abbiano sia matrici scientifiche che economiche e statistiche". E lo studio di Via Nazionale sulle ricadute economiche delle catastrofi naturali, da quelle idrogeologiche a quelle sismiche, testimonia un interesse già manifestato dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, su questi temi. Proprio a novembre scorso, dopo gli eventi dell'Emilia Romagna, della Toscana e dell'Umbria, Visco sottolineò quanto fossero "fragili gli equilibri del territorio nel nostro paese", con oltre un terzo della popolazione italiana che risiede in aree a elevato rischio sismico e il 10% del nostro territorio soggetto a un elevato rischio idrogeologico. "La frequenza, l'intensità e gli effetti di questi eventi non dipendono solo dalla morfologia del nostro territorio ma anche dalle scelte dell'uomo" aveva detto Visco. Il numero uno di Palazzo Koch aveva quindi sottolineato come "le risorse pubbliche sono impegnate per la reintegrazione parziale ex post dei danni, mentre quelle destinate alla prevenzione, alla cura e alla manutenzione del territorio sono modeste e largamente inferiori al fabbisogno". Per Visco era quindi "necessario uscire da questo circolo vizioso". "Anche dal punto di vista economico e del bilancio pubblico, -aveva avvertito Visco- investire per mitigare il rischio sarebbe la scelta più efficiente".