Bruxelles, 20 feb. (Adnkronos) Avrà tre sedi il tribunale dove verranno discusse le controversie sui beni e servizi protetti dal nuovo brevetto europeo. Il Brevetto Unico, firmato ieri a Bruxelles dopo una trattativa durata quarant'anni, vede così un organismo centrale di tutela a Parigi, che sarà la sede vera e propria del Tribunale e due sedi, una in Germania, a Monaco di Baviera per le controversie su brevetti nel campo della fisica e della chimica mentre i brevetti sulle ‘scienza della vita’ saranno tutelati in Gran Bretagna, a Londra. Una ripartizione decisa nel giugno dello scorso anno nel corso di un vertice tra il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese François Hollande e il primo ministro britannico David Cameron. Una ripartizione che avrà bisogno di un regolamento attuativo e che dà adito a seri dubbi sull'entrata in vigore della nuova normativa, prevista per il 2014. Italia e Spagna non hanno aderito al sistema di brevetto unico paneuropeo, denunciando un problema di linguaggio che potrebbe danneggiare i depositanti dei brevetti dei rispettivi Paesi. L'accordo prevede infatti che le lingue di registrazione siano solo il francese, l'inglese ed il tedesco; l’Italia ha firmato l’accordo ma ha detto che non applicherà la nuova normativa, la Spagna, sempre per problemi di linguaggio, ha invece rifiutato di sottoscriverlo. La normativa, che avrà vigore su 24 Stati dell'Unione, è destinata a tutelare i prodotti dell’ingegno che fino a ieri dovevano sopportare costi di registrazione fino a 60 volte superiori a quelli della concorrenza extra-europea. In pratica, secondo la vecchia normativa, il soggetto europeo che avesse voluto depositare un brevetto in Europa avrebbe dovuto procedere a singole registrazioni in ogni Paese della Ue, sopportando costi elevati. Non hanno aderito all’accordo la Bulgaria, a causa di problemi normativi interni che il Paese dovrà risolvere nel prossimo futuro e la Polonia che sostiene che il brevetto unico potrebbe avere un impatto negativo sulla sua economia, non escludendo però di poter aderire in futuro all’accordo.