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Immigrati: Arci, no impronte e' vittoria migranti ma sconfitta per Italia

domenica 28 luglio 2013

2' di lettura

Roma, 23 lug. (Adnkronos) - Le centinaia di richiedenti asilo che in questi giorni hanno protestato sull'isola di Lampedusa affinche' non venissero prese loro le impronte digitali "hanno vinto la loro piccola battaglia". Ma "l'Italia ha perso. Ha perso in partenza. L'Italia perde ogni volta che non garantisce i diritti fondamentali di queste persone. Perde ogni volta che permette che rifugiati e rifugiate siano costrette a dormire nelle stazioni, sotto i ponti e i sottopassaggi, nelle occupazioni senza luce e senza acqua. L'Italia perde ogni volta che permette che la procedura per il riconoscimento dello status duri anni, ogni volta che si intoppa la macchina dei rinnovi, ogni volta che i comuni negano l'iscrizione anagrafica. E perde la nostra democrazia perche' nega diritti fondamentali, produce ingiustizie e alimenta il razzismo". Lo dichiara Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci. "Che il diritto alla protezione internazionale non significhi solo avere un titolo di soggiorno, l'Arci lo ribadisce da anni". E i richiedenti asilo "lo sanno, sanno che a un rifugiato devono essere garantiti diritti che vanno al di la' della regolarita' del soggiorno, sanno che godere di protezione significa avere un posto dove stare e una concreta possibilita' di integrazione socio-economica". "In Italia - spiega Miraglia - il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati ha attualmente la disponibilita' di circa 5mila posti: troppo pochi a fronte degli aventi diritto (solo nel 2012 - anno tra l'altro in cui si e' registrata una brusca diminuzione - le domande d'asilo presentate ammontavano a 15.710). La maggior parte dei richiedenti asilo e titolari di una forma di protezione non gode di un'accoglienza di qualita' e i migranti che arrivano ne sono sempre piu' consapevoli. Quindi perche' stupirsi? L'Italia, sebbene registri uno dei tassi piu' alti di riconoscimento, non ha dato sostanza alla protezione che offre sulla carta. L'Italia - conclude - non e' un paese a misura di rifugiato ed e' comprensibile che chi e' costretto a fuggire dal proprio Paese e a cimentarsi in viaggi fatti di soprusi e violenze, lotti per raggiungere una meta piu' sicura".

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