Roma, 24 lug. (Adnkronos) - La Cassazione, accogliendo il ricorso di Nicola Cosentino detenuto nel carcere di Secondigliano, bacchetta i giudici del Tribunale di Napoli, colpevoli di "non avere offerto alcuna risposta specifica alla richiesta della difesa di sostituire la misura disposta con altra meno gravosa, limitandosi ad affermare, immotivatamente, che l'unica misura per fronteggiare il pericolo di reiterazione dei reati sia quella custodiale". La Sesta sezione penale spiega in questo modo il perche', lo scorso 27 luglio, ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo un nuovo esame della vicenda davanti al Tribunale di Napoli. In particolare, la Suprema Corte dice che e' tutto da dimostrare - e non e' stato fatto - il 'potere' dell'ex deputato anche dopo il "tracollo politico". La difesa dell'ex sottosegretario del Pdl aveva sostenuto che non sussistevano piu' le esigenze per tenere Cosentino in carcere "tenendo conto non solo della sua mancata candidatura (alle politiche del febbraio 2013, ndr) e della sopravvenuta perdita di qualsiasi qualifica o incarico istituzionale o politico, ma anche del tempo trascorso dai fatti contestati, che risalgono al 2004 e al 2007". In proposito, piazza Cavour ha osservato che "il Tribunale non ha indicato 'fatti' ma ha svolto una valutazione astratta sulla consistenza del 'potere politico' dell'indagato, valutazione che deve essere riempita di contenuti concreti rivolti all'attualita' e non riferiti solo al passato". Peraltro, annotano ancora gli 'ermellini', "l'affermazione in ordine al suo residuo potere, di politico fortemente appoggiato da un potente clan, se non supportata da elementi concreti risulta contraddetta da quella che puo' essere unam massima di esperienza, secondo cui le organizzazioni camorristico-mafiose non hanno interesse a servirsi di politici 'bruciati'".