Milano, 24 lug. (Adnkronos) - Un matrimonio "su basi penalizzanti", 'orchestrato' da Mediobanca e Unicredit e non nell'interesse di tutti gli stakeholder. Cosi' Salvatore Bragantini, interpellato dall'Adnkronos, ricostruisce e definisce la fusione tra l'allora galassia Ligresti e Unipol. Il suo fu il solo voto contrario all'interno del Cda del 17 maggio 2012 chiamato a dare il via libera all'operazione dettata, si legge nel documento redatto al termine del consiglio di amministrazione, dall'esigenza "di urgente patrimonializzazione", ma anche dalla "validita' industriale dell'operazione". La fusione "sarebbe in grado di creare valore per gli azionisti" e la stessa "appare essere valutata positivamente dall'autorita' di vigilanza e a raccogliere il consenso di tutti i soggetti alla cui valutazione l'operazione e' soggetta", si sottolinea nella nota ufficiale. Eppure Bragantini, componente del Cda indicato da Sator, si oppone. "Non contestavo certo le necessita' di ripatrimonializzare Fonsai -precisa-. A mio parere bisognava pero', prima di accettare un matrimonio su basi penalizzanti come quello proposto da Unipol, verificare fino in fondo la percorribilita' di un'offerta alternativa, come quella proposta da Sator e Palladio". Quanto al gruppo guidato da Carlo Cimbri, "la enorme quantita' di titoli strutturati complessi, illiquidi e a lunghissima scadenza presenti nei suoi bilanci imponeva, secondo me, un'urgente e dettagliata verifica di quei valori". Dubbi su Unipol e sul ruolo avuto dalle banche su cui, di recente, e' intervenuta anche Giulia Ligresti. "Non mi pareva giusto -sottolinea Bragantini- che Mediobanca e Unicredit stessero imponendo le loro ragioni di creditori senza sufficiente considerazione degli interessi degli altri stakeholder e non mi riferisco certo ai Ligresti". (segue)