Roma, 25 lug. (Adnkronos/Cinematografo.it) - A Venezia 70, non mancano sorprese e incognite. Ad ammetterlo e' lo stesso direttore del Festival: "Quest'anno ci siamo presi piu' rischi - rivela Alberto Barbera - ma sono rischi calcolati. D'altra parte, se una manifestazione d'arte cinematografica non rischia che esiste a fare?" Rischi riconducibili ad alcune delle scelte del concorso, dove spiccano per la prima volta ben due documentari ('Sacro GRA' di Gianfranco Rosi e 'The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld' di Errol Morris), un film dalla durata di tre ore ('Die Frau des Polizisten' di Philip Groning, "un film radicale che mettera' a dura prova la pazienza dello spettatore, ma che ripaga di tutte le fatiche", assicura il direttore), e alcune operazioni destinate a far discutere, tra tutte 'Jiaoyou' di Tsai Ming-liang che, insieme al nuovo di Miyazaki ("Voleva andare in concorso e il film e' davvero bello"), ha "costretto" Barbera ad allungare il concorso a 20 titoli, contrariamente alla promessa di chiudere a 18: "Tsai Ming-liang ragala a Venezia il suo ultimo film. Ha annunciato che non ne fara' piu'. E' la summa di tutto il suo cinema e qualcosa di piu': va oltre il cinema stesso. Impossibile non prenderlo". Non ci saranno film all-star alla 'Twelve Years a Slave' di Steve Mcqueen ne' altre potenziali operazioni mainstream (una su tutte 'Captain Phillips' di Greengras, con Tom Hanks), e non per dabbenaggine dei selezionatori ma per comprensibilissimi moviti, che Barbera riconduce essenzialmente a quattro evenienze: un film puo' non essere pronto; puo' non piacere; il cast puo' essere impegnato altrove; la trasferta di un plotone di star puo' costare troppo. Sulla vistosa assenza di Luchetti ('Anni felici' andra' a Torotno), vanno naturalmente esclusi gli ultimi due motivi e del resto Barbera e' chiaro: "Non voleva venire alla Mostra. Gli italiani hanno sempre timore di confrontarsi con la gara e la critica nostrana". (segue)