(Adnkronos) - La stessa Consulta a gennaio ha ritenuto non ammissibili altri due ricorsi, presentati dalla Procura e sempre relativi uno al decreto e l'altro alla legge, sul presunto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Tra le argomentazioni della decisione dei giudici c'era anche "la rimessione alla Corte costituzionale in via incidentale, da parte sia del Gip presso il Tribunale ordinario di Taranto sia di tale Tribunale, di questioni di legittimita' costituzionale relative al citato decreto-legge n. 207 del 2012, quale risultante dalla sua conversione in legge, e concernenti proprio le 'vicende Ilva di Taranto"'. In sostanza la Consulta rimandava la questione ai 'ricorsi' sulla legittimita' costituzionale. E pure il Tribunale dell'Appello cautelare il 18 marzo scorso ha ritenuto, accogliendo un ricorso presentato dall'Ilva, "non urgente" la vendita da parte dei custodi giudiziari dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati dal gip a novembre proprio per l'imminenza della decisione della Consulta sulla legittimita' costituzionale della legge, in particolare sugli articoli piu' controversi, l' 1 e il 3, e limitatamente alla questione della commercializzazione dei prodotti, del comma 3 dell'articolo 3. Sulla legge 231, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario lo scorso 26 gennaio, diede un giudizio molto pesante il presidente della Corte di Appello di Lecce, Mario Buffa, competente anche sul Tribunale di Taranto. "Il Governo ha fatto sull'Ilva - disse - una legge 'ad aziendam', nella scia delle leggi 'ad personam' inaugurata in Italia negli ultimi venti anni, una legge che riconsegna lo stabilimento a coloro che fingevano di rispettare le regole di giorno e continuavano a inquinare di notte". Chissa' se ne terranno conto anche i giudici della Consulta.