(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Se si pensa all'attore simbolo di John Ford scatta automaticamente il nome di John Wayne. Wayne in qualche modo e' Ford. Quindi -afferma il regista- se si e' soddisfatti di un attore, perche' cambiare? Certo, se ricordiamo le sue scelte politiche non e' facile apprezzare Wayne, ma quando prende in braccio Nathalie Wood in 'Sentieri selvaggi' ti dimentichi di tutto e lo ami. Non c'e' niente da fare, gli attori di un tempo erano un'altra cosa. Cary Grant… che meraviglia!" In attesa che prenda davvero concretezza un auspicabile progetto italiano, il regista finlandese dice di non avere ancora idee precise da trasformare in sceneggiature, di sicuro pero' l'intenzione e' di continuare a confrontarsi con le difficolta' urgenti delle persone reali: "La societa' sembra incapace di affrontare persino le priorita' piu' immediate della gente. I problemi non finiranno mai -si accalora- Compito di un regista e' raccontare la verita', in questo mi attengo alla lezione di Zavattini e De Sica, alla forza del loro straordinario realismo". "Se uno ha uno stile, lo deve seguire e raccontare senza paura infinite volte le varianti di una stessa storia. Mi sento molto piu' di un regista, vado all'interno dei personaggi e delle loro esistenze. Il cinema non e' un giocattolo. E' uno strumento di conoscenza", conclude Kaurismaki.