Roma, 17 lug. (Adnkronos) - Con la mostra "The Italian Futurism 1909-1944", che si aprira' in febbraio nel Guggenheim Museum di New York, per la prima volta l'intera produzione del movimento futurista sara' presentata negli Stati Uniti con una selezione di trecento opere, comprendente non soltanto dipinti e sculture. Una vera "ricostruzione futurista dell'universo". L'esposizione e' un'iniziativa del Guggenheim, restera' aperta sette mesi e quindi costituira' l'offerta di punta del museo nel 2014. La mostra e' affidata alla curatrice Vivien M. Greene, una studiosa delle avanguardie europee che qualche anno fa presento' nel Guggenheim il grande, enigmatico quadro "Materia", di Umberto Boccioni. Come e' noto la critica e il collezionismo museale americano, nonche' il collezionismo privato, "scoprirono" il futurismo con largo anticipo, tanto che "La citta' che sale", "Forme uniche della continuita' nello spazio" e altre opere di Boccioni sono al Museum of Modern Art . E il MoMa custodisce, tra tra l'altro, anche "I funerali dell'anarchico Galli" di Carra' e la "Lampada ad arco" di Balla. Per dire soltanto dei musei newyorchesi. Il Metropolitan e lo stesso Guggenheim non sono da meno quanto al possesso di opere futuriste. Ma benche' la rete museale statunitense abbia dedicato in passato mostre a singoli maestri futuristi - e sono da ricordare per esempio la mostra "Boccioni" curata da Ester Coen nel 1988 al Metropolitan e le esposizioni di isolati capolavori di Severini o di Balla al Guggenheim in occasione dell'acquisto - finora oltre Atlantico non era mai stata allestita una rassegna come quella che va organizzando il Guggenheim. Una rassegna di tanta ampiezza, che segue in effetti la formula marinettiana della "ricostruzione futurista dell'universo" e che percio' annoverera' le testimonianze artistiche del rinnovamento a vasto raggio che i futuristi operarono in numerosi campi: l'architettura, il teatro, la poesia, l'arte tipografica, l'editoria, la fotografia, la cartellonistica pubblicitaria, l'arredamento, la moda (con l'invenzione della tuta), la costumistica di scena, persino la cucina. Una varia creativita' lungo la rampa elicoidale e nelle sale dell'edificio di Wright sulla Fifth Avenue.