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Mafia: Mori non favori' latitanza Provenzano, assolto/Adnkronos

domenica 21 luglio 2013

2' di lettura

Palermo, 17 lug. - (Adnkronos) - Tiene congiunte le mani e guarda un punto lontano, il generale Mario Mori quando il Presidente del Tribunale Mario Fontana inizia a leggere il dispositivo della sentenza. Il volto e' di pietra pure quando sente la frase "assolve gli imputati perche' il fatto non costituisce reato". Non muove un muscolo nemmeno quando il suo avvocato, il giovane Basilio Milio, esulta e cerca di abbracciarlo, ma Mori si limita a stringergli freddamente la mano. Accanto a lui, il coimputato Mauro Obinu, colonnello in pensione, che mastica invece nervosamente un chewingum. Pero' anche lui non si muove. Si limita a un mezzo sorriso e dice sottovoce: "ne ho viste tante nella mia vita", prima di abbandonare l'aula inseguito dai giornalisti. Laconico Mori: "C'e' un giudice a Palermo", taglia corto. Subito dopo la sentenza una donna del popolo delle Agende rosse di Salvatore Borsellino ha gridato 'Vergogna!', ma e' stata subito allontanata dall'aula. Una sentenza arrivata poco dopo le 17.30 di oggi, dopo sette ore e mezzo di Camera di consiglio. Mario Mori e Mauro Obinu nel 1995 non favorirono la latitanza del boss mafioso Bernardo Provenzano, come ha sempre detto la Procura di Palermo che aveva chiesto la condanna a nove anni di carcere per Mori e a sei anni e mezzo per Obinu. Nell'ottobre del 1995, quando il dichiarante Luigi Ilardo avrebbe detto che in un casolare di Mezzojuso poteva esserci il boss Bernardo Provenzano, il Ros di Mori e Obinu non agirono perche' volevano favorire la mafia. Un processo durato cinque anni, con una novantina di udienze e oltre sessanta testi. Nella sentenza il Presidente Mario Fontana ha anche annunciato di avere ordinato la trasmissione delle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino e dal colonnello Michele Riccio durante il processo. Evidentemente i due testimoni non sono stati ritenuti credibili. Ciancimino e' uno dei maggiori accusatori del processo. Rendendo dichiarazioni spontanee, Mario Mori aveva parlato di "manovre depistanti" e "lo spericolato tentativo di ricostruzione dei fatti, volto esclusivamente alla propria tutela". (segue)

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