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Sanremo: sindaci terremotati, esclusione canzone 'Emilia, vita mia' ferita alla regione (2)

domenica 27 gennaio 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - In effetti, raccontano i due sindaci, la situazione d'emergenza, tanto nei loro comuni quanto in quelli limitrofi, e' tutt'altro che superata, nonostante lo sforzo sinergico operato da comune, regione e commissari. A Novi di Modena il 45% delle case e' stato danneggiato dalle scosse, mentre a Rolo la scuola primaria, la chiesa e il teatro sono ancora inagibili, e hanno costretto i bambini ad iniziare l'anno scolastico in un prefabbricato ed il parroco a celebrare la Messa in casa propria. Il vero allarme, pero', riguarda le attivita' produttive, e, precisano i sindaci, coinvolge tutto il Paese e non solo la zona del "cratere" sismico: "Qui viene prodotto il 2% del PIL. Se noi ci fermiamo non e' solo un problema nostro, e' un problema nazionale -puntualizzano coralmente i due sindaci, uniti proprio perche' "accomunati dal vedere le stesse cose"- Al dramma del terremoto si e' aggiunta una crisi economica generalizzata, e le imprese hanno bisogno di risorse per ricominciare e adeguare le strutture alle norme anti-sismiche. Ricostruire, riprendere a lavorare, far ripartire gli aspetti economici e' un bene per l'Italia, non e' solo un bene per l'Emilia". Disappunto, quindi, per la mancata presa in considerazione da parte del festival di un brano che poteva suscitare una nuova ondata di solidarieta' e sensibilita' verso una parte del Paese in difficolta'. "E' un vero peccato" - osserva il maestro Franco Bagutti che per poter partecipare alla selezione sanremse (che prevede due a testa quest'anno per i Big in gara, aveva inciso anche un altro brano piu' leggero dal titolo 'Unica' - in caso di partecipazione a San Remo, avremmo potuto dare un aiuto concreto, magari donando ai comuni terremotati parte dei proventi ricavati dai passaggi musicali della canzone sull'Emilia". D'altra parte, conclude il sindaco Turci, "il potere della musica e' quello di tenere insieme le persone parlando tutte le lingue, di unire in modo spontaneo, attraverso l'ascolto, senza bisogno di traduttori o mediatori linguistici. Di essere al di sopra di tutto e di tutti".

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