Napoli, 12 mar. - (Adnkronos) - Puntare sull'assistenza domiciliare non solo per il risparmio economico, che non va trascurato in una regione che e' alle prese con il Piano di rientro dal debito in sanita', ma soprattutto per l'aspetto qualitativo, che spesso viene ignorato o dimenticato. I risultati degli ultimi studi dimostrano in maniera inconfutabile che in determinate condizioni psicologiche i pazienti affetti da malattie croniche e degenerative rispondono meglio alle terapie. In questo contesto, diventa ovviamente fondamentale il supporto psicologico agli stessi ammalati e alle famiglie, che vivono una condizione di stress ben piu' forte rispetto ai casi di assistenza ospedaliera. Intorno a questi temi si sviluppera' il convegno 'Malattie Croniche e Degenerative - Integrazioni medico-psicologiche per migliorare la vita dei pazienti', organizzato dall'Ordine degli Psicologi della Campania e in programma domani 13 marzo dalle 9 alle 13 nell'auditorium della Scuola Serena in via Marano-Qualiano a Marano (Napoli). A confermare i possibili benefici dell'assistenza domiciliare sono arrivati ieri i dati del primo rapporto 'Bes' (Benessere equo e sostenibile), in base ai quali Istat e Cnel attestano come l'assistenza domiciliare rappresenti una tipologia di assistenza alternativa al ricovero ospedaliero che comporta evidenti vantaggi anche in termini di qualita' della vita del paziente e che ha assunto, nel corso degli ultimi sei anni, una crescente importanza: dal 2004 al 2010, infatti, si e' passati da tre a quattro persone prese in carico da questa forma di assistenza ogni cento abitanti dai 65 anni in su. Lo stesso rapporto conferma tuttavia che, nonostante il trend crescente osservato nel corso degli anni, il dato medio nazionale denota un livello di attivita' ancora molto basso. Il numero medio di anziani presi in carico e' inferiore di oltre il 50% rispetto a quello delle tre regioni con piu' elevata assistenza domiciliare (Emilia-Romagna, Umbria e Friuli-Venezia Giulia) e le regioni del Mezzogiorno risultano le piu' svantaggiate, con due anziani assistiti ogni cento persone, contro gli oltre cinque del nord Italia. (segue)