(Adnkronos) - "Non solo, ma il futuro che si prospetta e' ancora peggiore: la Fondazione rischia di scendere fino a una quota fra il 10 e il 15% che ovviamente non consentira' di garantire nulla alla citta'. Per questa ragione - continua Eugenio Neri - ogni discussione sul mantenimento della Direzione Generale a Siena e' fuorviante: quello che interessa i senesi non e' la geografia della futura sede legale, ma dei centri decisionali. Ridurre Siena a una mera sede di rappresentanza significa la perdita di posti di lavoro, diretti e indotti, e ulteriori difficolta' per assicurare credito al territorio". Un'analisi che si intreccia con le proposte di modifica allo statuto, a parere del candidato sindaco di sei liste civiche. "Oggi ci vengono a dire che attraverso le modifiche allo statuto ci sara' un allentamento della presa della politica sulla Fondazione. Non accettiamo un simile inganno: siamo di fronte a una 'desenesizzazione' di Palazzo Sansedoni che servira' soltanto a spostare l'influenza politica sulla banca verso altri centri, a seconda di chi saranno i nuovi soci forti dentro il Monte dei Paschi. E' dunque evidente che la Fondazione - sostiene Neri - deve immediatamente congelare l'iter di modifica dello statuto in attesa del nuovo consiglio comunale. L'assenza degli organismi democraticamente eletti non puo' essere un'occasione per tenere fuori parti importanti della citta' dalle scelte future della Fondazione". "Nel testo della Fondazione, inoltre, non sono (volutamente) declinati i meccanismi di governance della Deputazione Generale, rinviando il tutto ad una 'consultazione popolare'. Chi garantisce sulla correttezza della consultazione? Chi verifica quali e quante sono le proposte arrivate? Chi e' titolato a rispondere e come verranno valutate le proposte? Sembra un meccanismo populista e poco trasparente, nonostante si voglia far passare per democratico". Per queste ragioni, Neri torna a ribadire la necessita' di un passo indietro degli attuali vertici della Fondazione. "Il presidente Gabriello Mancini e tutta la deputazione, che ora si sente legittimata a proporre le modifiche statutarie, sono gli stessi che hanno indebitato la Fondazione pur di restare al del 51% della banca, portandola sull'orlo del fallimento e con i creditori alla porta. E ora non ci vengano a ripetere, come hanno fatto finora, che 'abbiamo fatto quello che ci avevano detto di fare' perche' si tratterebbe soltanto della riprova che non possono essere loro quelli titolati a riformulare lo statuto da proporre al Ministero. L'unico atto che ci aspettiamo da loro e' infatti quello delle dimissioni in blocco dai vertici della Fondazione Monte dei Paschi", conclude Neri.