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Dalla Polonia lo smalto halal, consentito anche alle donne musulmane

Boom di vendit
domenica 17 marzo 2013

2' di lettura

Roma, 13 mar. (Adnkronos Salute) - E' traspirante e lascia passare l'acqua durante i riti di purificazione. Per questo puo' essere utilizzato anche dalle donne musulmane. L'ultima frontiera dell'estetica halal è lo smalto per unghie ideato da una casa produttrice polacca, la Inglot. A inventare l'O2M, questo il suo nome, è stato il chimico Wojciech Inglot, che ha studiato questa formula per offrire un prodotto più naturale, che poi si è rivelato essere adatto anche alle esigenze delle consumatrici musulmane. A lanciare il prodotto, parlandone su internet, sono state proprio le donne musulmane della California. Mentre a testare lo smalto è stato Mustafa Umar, direttore del settore educazione dell'Istituto islamico di Orange County, che per decretare la compatibilità del prodotto ai principi del Corano, lo ha versato, insieme allo smalto 'normale' su un filtro del caffé, facendoci scorrere dell'acqua. Il risultato è stato questo: mentre il prodotto tradizionale bloccava il passaggio dell'acqua, quello messo a punto dall'azienda polacca non poneva problemi. Umar ha poi postato il suo esperimento sul proprio blog e da lì c'è stato un veloce passaparola, tanto che la vernice traspirante, disponibile in varie tonalità, ha registrato un boom di vendite. I farmaci e cosmetici con il marchio halal, ovvero senza sostanze proibite dal Corano, sono sempre più numerosi. Tuttavia sono ancora poche le aziende produttrici che certificano gli ingredienti utilizzati e i processi di lavorazione. Per questo Foad Aodi, presidente Amsi-Associazione dei medici di origine straniera in Italia chiede "più chiarezza in questo campo, per rispettare la cultura e la tradizione di persone di fede islamica e non solo, che vivono in Italia". Per Foad Aodi è quindi necessaria la supervisione e la garanzia del ministero della Salute attraverso la costituzione "di un elenco di aziende ufficialmente riconosciuto dal dicastero". "Per gli immigrati con una religione diversa dalla nostra - spiega Aodi all'Adnkronos Salute - è fondamentale una certificazione che permetta di distinguere ciò che è consentito, halal, da ciò che invece è proibito, haram. Tutto ciò che entra in contatto con il corpo, per un musulmano, deve essere halal, ovvero lecito. L'80% dei cosmetici commercializzati nel mondo arabo è prodotto in Europa, le aziende inglesi e francesi sono state le prime a certificare i prodotti halal. Nel 2008 il mercato di questi prodotti valeva 580 milioni di dollari, nel 2010 più di 2 miliardi di dollari. L'incremento annuo di consumo di cosmetici halal nel mondo è del 12%; aumento che nei Paesi del Golfo arriva anche al 20%. L'incremento si registra anche in Italia, dove ci sono circa 4 milioni di musulmani. Ma sono ancora troppo poche le aziende che certificano farmaci e cosmetici halal. Per questo chiediamo un aiuto al ministero della Salute".

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