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Staminali: lettera aperta padre due malati ''condannati a morte''

domenica 17 marzo 2013

2' di lettura

Torino, 16 mar. (Adnkronos) - "In Italia alcuni giudici del lavoro se pur in buona fede emettono ordinanze che per la loro inapplicabilita' di fatto sono delle condanne a morte mediante tortura". Inizia cosi' la lettera aperta di Luigi Bonavita che sta continuando la sua battaglia per far curare i suoi due figli, affetti da una grave malattia degenerativa, con la metodica della Stamina Foundation, sospesa lo scorso maggio dall'Aifa agli Spedali Civili di Brescia. Nelle scorse settimane un giudice di Torino aveva negato la cura con il metodo Stamina per la figlia Erika mentre un altro l'aveva autorizzata per il figlio Salvatore, disponendo pero' che le cellule staminali non fossero prodotte a Brescia ma in un "laboratorio autorizzato". Ad oggi pero' pare che non sia stato trovato un laboratorio idoneo. Bonavita non si arrende e continua la sua corsa contro il tempo: "In un paese civile quale si reputa l'Italia - scrive - i malati o vengono accompagnati alla morte attuando di fatto omicidi legalizzati o vengono condannati a morte, questa e' la cruda realta'. Invito quindi la societa' civile a ribellarsi di fronte a questo scempio che le istituzioni stanno attuando senza pieta'". Poi si rivolge direttamente al presidente Giorgio Napolitano e al nuovo pontefice, Papa Francesco "invito il Capo dello Stato a prendere posizione per difendere il diritto alla vita dei nostri figli. Invito Sua Santita' e i Cristiani tutti a non permettere che avvenga questo scempio sulla pelle di bambini innocenti e inermi di fronte alla crudelta' che le famiglie vedono attuare nei confronti dei loro figli". Poi spiega "sto assistendo impotente alla distruzione della vita dei miei figli dove l'uomo con arroganza e presunzione osa sostituirsi a Dio dettando leggi e proclami di verita' dando scempio al piu' elementare concetto di umanita' e di umilta"'. "La mia condizione di cattolico - aggiunge - mi impone di non odiare il carnefici" e "voglio accoglierli nella mia casa affinche' possano comprendere cio' che stanno facendo e ravvedersi".

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