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Lirica: Scotto, ai giovani dico di avere pazienza, lo studio non finisce mai (2)

domenica 29 settembre 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Renata Scotto ha cantato ben dodici delle 27 opere composte da Verdi, e non esita a confessare che "i ruoli che le hanno fatto piu' paura in assoluto sono stati quello di Elena ne 'I Vespri siciliani', per la spaventosa difficolta' tecnica, e quello di Lady Macbeth, per l'interpretazione, il colore, il passaggio da toni violenti e cupi dell'inizio a quelli languidi della scena del sonnambulismo, con il famoso la bemolle tenuto in pianissimo". Quanto a 'Traviata', suo vero cavallo di battaglia, Scotto afferma che "e' un personaggio complessissimo, assolutamente attuale, con i recitativi che Verdi scrive in modo mirabile. Dico sempre ai giovani che vorrei fare lezioni solo sui recitativi". Sui direttori d'orchestra con i quali ha lavorato, Scotto ha un'opinione precisa: "Ne esistono due categorie -afferma- quelli che parlano e quelli che non parlano affatto ma comunicano con le mani, come era Karajan. Carlo Maria Giulini era uno che parlava prima e poi comunicava con il gesto, cosi' come James Levine, entrambi straordinari. I pessimi sono invece quelli che dirigono guardando la partitura senza comunicare con il palcoscenico, e quelli che accompagnano e basta". Nessuna rivalita' infine secondo Scotto tra Verdi e Richard Wagner, nato nello stesso anno del compositore di Busseto e del quale il grande soprano ha interpretato varie volte i 'Wesendonk Lieder', la morte di Isotta dal 'Tristano e Isotta' e Kundry del 'Parsifal'. "Adoro Wagner -afferma la cantante- che certamente da' delle grandi possibilita'. E' una vocalita' che che si unisce al suono dell'orchestra, mentre Verdi lascia il ruolo principale al cantante. Ho cantato 'Parsifal' in forma di concerto in Germania dove mi hanno chiamata perche' il direttore voleva una Kundry vocalmente sensuale, ed e' un ruolo che adoro". A fine carriera Scotto ha anche cantato la Marescialla del 'Rosenkavalier' di Strauss, o opere come 'Il telefono' di Menotti e 'La voix humaine' di Poulenc, oltre a una vivace attivita' di regista lirica. "L'esperienza e lo studio non finiscono mai -conclude Scotto- e ai giovani cantanti che amano il teatro suggerisco di studiare sempre e di rinunciare a parte della vita sociale, che non serve a granche'...".

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