(Adnkronos) - SIMULAZIONE FURTO - "L'analitica dissertazione dei primi giudici, proprio alla luce degli spunti sulla inverosimiglianza della dinamica che accrditerebbe l'ingresso nella casa attraverso la finestra, non solo per la laboriosita', ma anche per l'incertezza della riuscita che presentava, per la reiterazione e la rumorosita' dei movimenti che avrebbero pouto attirare l'attenzione di chi fosse passato in strada, e' stata del tutto trascurata con la sovrapposizione dell'assunto assiomatico, quanto all'esclusivo interesse del Guede a simulare il furto". La sentenza d'appello sul punto e' affetta da una "vera e propria deriva congetturale". TESTIMONIANZE CLOCHARD E DROGHIERE - Perche' mettere in dubbio la testimonianza di Antonio Curatolo, chiede la Cassazione, solo per il fatto di essere un senza fissa dimora? Questo fatto "non autorizzava aprioristicamente ad escluderne l'affidabilita'". La Suprema Corte parla anche della testimonianza di Roberto Quintafvalle, il droghiere, nei confronti della quale "sono stati valorizzati passaggi con una procedura di selezione inaccettabile". MEMORIALE AMANDA - Doveva essere assunto come prova. Soprattutto, dice la Cassazione, laddove la studentessa di Seattle raccontava di essersi 'rannicchiata in cucina, con le mani sopra alle orecchie, perche' nella sua testa aveva sentito gridare Meredith'. Per la Cassazione, cosi' come dissero i giudici di primo grado, dimostrerebbe la sua "presenza in casa al momento del delitto". RUDI GUEDE - E' certamente "il protagonista principale" dell'omicidio di Meredith ma la sentenza d'appello, evidenzia piazza Cavour, e' affetta "da incompletezza ed illogicita' che dovranno essere superate nel giudizio di rinvio, in riferimento allo snodo cruciale che attiene alla presenza o meno dei due giovani imputati nella casa di via della Pergola".ORA DELLA MORTE - Va posticipata. L'ora della morte di Meredith, come stabilita dalla Corte d'appello, scrivono gli 'ermellini', va posticipata "ad un orario necessariamente successivo a quello stabilito dalla Corte d'appello". Sul punto, "la sentenza sconta un deficit pesante di logicita' e contraddittorieta' con altre evidenze disponibili, manifestando in modo palese la sua inadeguatezza motivazionale". (segue)