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Camorra: gdf sequestra beni per oltre 65 mln euro al clan Mallardo (3)

domenica 23 giugno 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - In tal senso, emblematica e' la definizione dell"'impresa camorrista", resa da un noto pentito di camorra rispetto al modo di fare impresa del clan Mallardo: non impone il pizzo estorsivo, ma gli esponenti di rilievo di tale organizzazione camorristica entrano 'di fatto' in societa' con gli imprenditori, di modo che questi ultimi diano una parvenza di liceita' all'attivita' economica, mentre i camorristi partecipano direttamente ai guadagni riuscendo, contestualmente, a reimpiegare i proventi derivanti da altre attivita' delittuose. "Si seguono due schemi - spiega il tenente colonello Gavino Putzu - nel primo, il prestanome e' una persona incensurata e quindi il mafioso entra nella societa' in maniera ufficiale. Nel secondo invece non vi e' un atto firmato davanti a un notaio, la societa' e' formata di fatto". "Agisce un intermediario che consegna valigette con denaro da investire - sottolinea il il tenente colonnello Gerardo Mastrodomenico - in societa' gia' avviate cosi' che sia piu' difficle quantificare l'entita' dell'investimento". Proprio partendo da tale assunto, le fiamme gialle del Gico di Roma hanno sviluppato circa 100 accertamenti economico-patrimoniali, nei confronti di altrettante persone fisiche e giuridiche, finalizzati all'aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati. Nel dettaglio, i pregiudicati fratelli Dell'Aquila - da qui il nome dell'operazione "bad brothers" - per i quali le indagini penali nel tempo svolte hanno documentato l'indubbia affiliazione al clan Mallardo, grazie all'ausilio dei membri dei loro nuclei familiari nonche' di numerosi 'prestanome', tutti a vario titolo coinvolti in procedimenti penali di camorra, hanno organizzato un'articolata holding imprenditoriale, composta da numerose societa', attraverso le quali hanno effettuato numerosi ed ingenti investimenti commerciali, principalmente nel settore delle costruzioni edilizie, il tutto per conto della predetta organizzazione malavitosa di stampo camorristico. Per tali reati, in data 28 gennaio 2011, i fratelli Dell'Aquila, attualmente ristretti presso la Casa Circondariale di Carinola in provincia di Caserta e Napoli-Secondigliano, sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Napoli, unitamente ai loro sodali, per diversi capi di imputazione, tra cui anche l'associazione di stampo mafioso. In definitiva, le riportate attivita' delittuose hanno permesso al gruppo Dell'Aquila, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omerta' che ne deriva, di accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con il modesto profilo reddituale emergente dalle dichiarazioni dei redditi. Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosita' sociale, ha permesso di richiedere, ai sensi del dettato normativo del Codice antimafia, l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ed il sequestro finalizzato alla confisca dell'intero patrimonio, direttamente o indirettamente riconducibile a Domenico e Giovanni Dell'Aquila, cosi' come a Vittorio Emanuele Dell'Aquila e Salvatore Cicatelli.(segue)

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