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Carceri: alla Pisana le criticita' della sanita' penitenziaria del Lazio

domenica 23 giugno 2013

2' di lettura

Roma, 19 giu. - (Adnkronos) - La commissione Politiche sociali e Salute del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Rodolfo Lena (Pd), ha tenuto due audizioni sul tema della sanita' penitenziaria. Ad essere ascoltati: il garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, e il provveditore del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, Maria Claudia Di Paolo. La riforma della Sanita' penitenziaria risale al 1999, quando il decreto legislativo n. 230 inseriva tale settore nel Sistema sanitario nazionale, sottraendolo dalle competenze del ministero della Giustizia. Alle Aziende sanitarie locali veniva assegnata la funzione di erogare le prestazioni sanitarie, mentre l'Amministrazione penitenziaria manteneva i compiti relativi alla sicurezza. Il passaggio di consegne avvenne il primo gennaio del 2000, pur tra molte criticita', elencate dai soggetti ascoltati in Commissione. Per il provveditore Di Paolo, il primo problema da affrontare e' il sovraffollamento: 7.198 sono attualmente i detenuti nei 14 istituti penitenziari a disposizione, con un tasso di sovraffollamento pari al 46%. I detenuti in attesa di giudizio definitivo rappresentano il 44% del totale. Sul fronte della sanita' penitenziaria, si e' sottolineata il diritto dei detenuti a ricevere lo stesso livello di assistenza degli altri cittadini: la mancanza di specialisti all'interno delle carceri comporta sempre piu' spesso il trasporto protetto e il successivo piantonamento dei soggetti in strutture ospedaliere, con aggravio di costi. Incoraggiata, invece, l'esperienza di reparti ad hoc all'interno di strutture del Sistema sanitario regionale (come il "Belcolle" di Viterbo e il "Sandro Pertini" di Roma). Il garante Marroni ha sottolineato il trend in continuo aumento dei detenuti laziali e l'esiguita' del numero di agenti (circa 3mila contro i 4.136 previsti). Decisivo il ruolo del volontariato e dell'associazionismo, che tuttavia non riesce a lenire i problemi di gestione della sanita' penitenziaria nel suo complesso. L'esperienza sul campo ha accertato che il 35% dei detenuti e' tossicodipendente e che circa il 50% assume psicofarmaci. Sullo sfondo, poi, la prossima chiusura, su base nazionale, degli ospedali psichiatrici giudiziari, con la conseguente presa in carico dei malati da parte delle Asl di appartenenza. Marroni ha infine chiesto un interlocutore, a livello di Giunta regionale, sul fronte della Sicurezza, mancando di fatto un assessorato specifico di riferimento. (segue)

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