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Shoah: mons. Iotti, diabolico infangare memoria Palatucci (2)

domenica 23 giugno 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Non crede alla tesi del Palatucci collaboratore dei nazisti neanche don Franco Celletta, parroco a Cassano Irpino, in provincia di Avellino, a tre km da Montella, il paese che il 31 maggio 1909 ha dato i natali al poliziotto-eroe di Fiume. don Franco e' autore di alcuni saggi su Palatucci, e ricerche condotte in archivio a S. Lorenzo Maggiore, a Napoli, sull'impegno del questore di Fiume per aiutare gli ebrei. "C'e' sconcerto tra la nostra gente -spiega il sacerdote all'Adnkronos- e' chiaro Palatucci non puo' aver fatto tutto da solo. Agiva in comunione diretta con lo zio vescovo, Giuseppe Maria Palatucci, frate conventuale e vescovo di Campagna, in provinca di Salerno. Nei miei studi -sottolinea- ho trovato corrispondenza delle lettere dello zio di Palatucci a mons. Giovan Battista Montini, allora in segreteria di Stato vaticano e futuro Papa Paolo VI. Ma ci sono anche lettere con il cardinale Maglione, a quel tempo segretario di Stato e con il direttore del servizio di sicurezza del ministero degli Interni, Epifanio Pennetta, quest'ultimo originario di Andretta, in Irpinia". "Il vescovo -ricostruisce don Franco- scriveva a questo dirigente raccomandandogli alcuni ebrei e Pennetta cercava di venire incontro alle esigenze del vescovo, ad esempio favorendo il ricongiungimento con i propri cari o il trasferimento degli ebrei che poi furono salvati. L'opera di Palatucci va calata nel contesto storico, ma queste del Centro Primo Levi di New York sono ricostruzioni proprio maligne, che denunciano un'intenzione anti-italiana". Il Centro Primo Levi "vuole forse dimostrare che quella degli italiani 'brava gente' che hanno salvato gli ebrei, sia una bufala". In realta', taglia corto don Celletta, "Palatucci ha collaborato con quella struttura messa in piedi dal Vaticano, attraverso lo zio, perche' fossero salvati migliaia di ebrei". E conclude: "Se lo Yad Vashem di Gerusalemme lo ha proclamato Giusto fra le nazioni, non ha lo fatto per simpatia ma in base a documenti precisi e testimonianze. Sono queste le carte che devono parlare".

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