Roma, 21 giu. (Adnkronos) - E' fissato per giovedi' 27 giugno alle 17,30 il prossimo incontro tra i sindacati e il commissario straordinario del Maggio Musicale Fiorentino, Francesco Bianchi. Potrebbe essere l'incontro decisivo per le sorti della Fondazione. Bianchi, infatti, ha ricevuto mercoledi' scorso da Cgil, Cisl e Uil un piano di rientro alternativo al suo, che prevede un risparmio pari a 2milioni 750mila euro all'anno, attraverso tagli alle retribuzioni e incentivi all'esodo, della durata triennale, la cui partenza sarebbe prevista nel 2014. Ma ieri, nel corso della riunione al Mibac che, oltre allo stesso Bianchi, ha visto coinvolti il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi e il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, il commissario ha illustrato la gravita' della situazione della Fondazione lirica, spiegando che la liquidazione coatta e' l'unica strada per evitare la chiusura definitiva del Maggio, che ha accumulato debiti per oltre 35 milioni di euro e un deficit di tre milioni nel bilancio 2012 che diventano 6 nel 2013. Rossi ha pero' chiesto un rilancio dell'istituzione, con l'idea di coinvolgere il Governo attraverso la Cassa depositi e prestiti e, sul fronte dell'occupazione, mediante mobilita' dei dipendenti anche in altri enti. "Continuo a non capire -afferma all'Adnkronos Paolo Aglietti, della Slc Cgil- Leggo che la strada e' tra la chiusura, cioe' lo scioglimento della Fondazione, e la liquidazione. Capisco anche che si stanno cercando risorse e che c'e' una disponibilita' di risorse aggiuntive. Si e' parlato della Cassa depositi e prestiti, e c'e' anche la possibilita', per evitare problemi di carattere sociale e occupazionale, a spostare persone verso enti pubblici. Allora, la domanda in paradosso e', se a queste disponibilita' si aggiungono anche quelle messe in campo dalle organizzazioni sindacali a fare sforzi aggiuntivi per portare i conti economici in equilibrio, perche' l'unica soluzione e' la liquidazione amministrativa coatta? Lo comprendo solo dentro uno scopo funzionale, che e' quello di togliere pezzi del teatro di produzione e snaturarne compiti e funzioni. Sarebbe tutta un'altra cosa rispetto alla natura del Maggio". "Negli ultimi tre anni e mezzo -prosegue Aglietti- il debito del Maggio e' aumentato di quasi 15 milioni di euro, e nessuno puo' ricostruire la sua verginita' a spese dei dipendenti della Fondazione, ne' chi l'ha gestita, ne' chi ha firmato i bilanci. Questo era un teatro con i suoi legami e i suoi contatti ed e' riconosciuto anche internazionalmente. Lo si puo' fare diventare un'altra cosa, ma ci si assuma la responsabilita' di quello che si fa. Per decidere sulle sorti del Maggio, e davanti a una scelta dall'esito incerto -conclude il sindacalista e dipendente della Fondazione-, il ministro Bray dovrebbe avvalersi di pareri e consulenze adeguate, che diano garanzie di effettiva possibilita' di riuscita del percorso che gli viene richiesto".