Roma, 19 nov. - (Adnkronos) - L'Italia continua a smaltire troppi rifiuti in discarica. Secondo il Rapporto rifiuti di Ispra, nel 2012 è finito sotto terra il 39% dei rifiuti urbani: 11,7 milioni di tonnellate ovvero 196 kg per abitante in un anno. Erano attive 186 discariche, nonostante la normativa europea, da più di vent'anni, preveda che questa diventi un'opzione residuale dopo prevenzione, riciclaggio e recupero. Una gestione che rischia di costare moltissimo al Paese: la Commissione europea ha infatti avviato diverse procedure d'infrazione sulle discariche e se l'Italia non intraprenderà le bonifica spenderà in multe più di quanto spenderebbe per concludere le operazioni di risanamento ambientale delle aree in cui insistono gli impianti. Lo denuncia Legambiente nel dossier presentando oggi a Roma in occasione del convegno "Ridurre e riciclare prima di tutto". Un'indagine sui costi dello smaltimento in discarica e sull'utilizzo da parte delle Regioni italiane dell'ecotassa (il tributo speciale per lo smaltimento in questo tipo di impianto) che mette in evidenza in una parte non trascurabile del Paese il basso costo dello smaltimento dei rifiuti e il mancato adeguamento alla normativa italiana ed europea. L'associazione ambientalista avanza anche un'articolata proposta per affrontare la sfida di una diversa gestione dei rifiuti, basata su prevenzione e riciclo. Una sfida che 1.293 Comuni italiani hanno già raggiunto, superando l'obiettivo del 65% di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio stabilito dalla legge. Serve, secondo Legambiente, un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per fare in modo che prevenzione e riciclo risultino più convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in discarica. Come? Tartassando lo smaltimento in discarica, eliminando gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti, incentivando il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico, promuovendo serie politiche di prevenzione con il principio "chi inquina paga". Nel 2012 la metà delle regioni italiane smaltiva in discarica più del 50% dei rifiuti urbani. Le regioni peggiori sono risultate la Sicilia (83% dei rifiuti urbani smaltiti in discarica, 404 kg per abitante), Calabria (81%, 356 kg/ab) e Liguria (66%, 388 kg/ab). Il record per quantitativi smaltiti sotto terra in valore assoluto spetta al Lazio (2,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani), seguito dalla Sicilia (2 milioni di tonnellate) e dalla Puglia (1,2 milioni di tonnellate). Delle 186 discariche attive nel 2012, 79 erano al Nord, 66 al Centro e 41 al Sud. La regione col maggior numero di impianti è l'Emilia Romagna (18), seguita da Piemonte (16), Sicilia, Toscana e Trentino Alto Adige (14). Il problema principale sta nel basso costo di smaltimento dei rifiuti in discarica in diversi territori: ad esempio in Puglia il costo medio è di 50 euro per tonnellata, mentre nel Lazio si va dai 40 ai 70 euro per tonnellata. Quando i costi sono alti, diventa più conveniente sviluppare la differenziata e il riciclaggio, come dimostrano le regioni più all'avanguardia su questo fronte: è il caso del Veneto (differenziata pari al 63%) dove il costo della discarica arriva fino a 150 euro/t o del Trentino (differenziata pari al 62%) con i suoi 119 euro/t. Per penalizzare economicamente l'interramento dei rifiuti e rendere residuale questa opzione nel ciclo integrato, il Parlamento italiano nel 1995 ha varato una norma che all'interno della legge 549/95 istituisce il tributo speciale per lo smaltimento in discarica (la cosiddetta ecotassa regionale). Questo strumento è stato raramente utilizzato al meglio ma quando è stato sfruttato in tutte le sue potenzialità i risultati sono stati straordinari. È il caso per alcuni versi della Sardegna ma soprattutto delle Marche che negli ultimi anni hanno utilizzato l'ecotassa per premiare economicamente i Comuni più virtuosi, penalizzando invece quelli che non lo sono stati. La proposta di Legambiente per un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per il ciclo integrato dei rifiuti si articola in quattro punti. 'Tartassare' lo smaltimento in discarica fissando, per tutte le Regioni, a 25 euro per tonnellata il tributo per i rifiuti smaltiti in discarica dopo il pretrattamento. Le Regioni devono modulare il pagamento del tributo speciale per lo smaltimento in discarica in base a un criterio di premialità/penalità, basato sulla percentuale di raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio. Il Parlamento deve invece trasformare il tetto massimo di 25 euro per tonnellata previsto per l'ecotassa sulla discarica dalla legge del 1995 in una soglia minima e i soldi vanno utilizzati per sostenere progetti di differenziata, riciclaggio e prevenzione. Eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti e incentivare il riciclaggio perché diventi più conveniente del recupero energetico, prevedendo un regime di Iva agevolata (ad esempio al 10%) per i prodotti o manufatti realizzati con una percentuale minima di materiale riciclato e rendendo obbligatori i "criteri ambientali minimi" negli appalti pubblici per promuovere acquisti verdi. Infine, promuovere politiche di prevenzione con il principio "chi inquina paga" "Per aumentare il costo di conferimento della discarica facendo leva sull'ecotassa - spiega Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente- è fondamentale però che il Parlamento corregga l'errore fatto dal ministero dell'Ambiente nell'intenzione di prorogare i termini entro cui raggiungere gli obiettivi di differenziata come previsto dal ddl collegato ambientale alla legge di stabilità approvato dal consiglio dei ministri lo scorso venerdì. Questo avrebbe come conseguenza una sorta di condono per le multe sullo smaltimento in discarica che premierebbe solo chi non ha rispettato fino ad oggi gli obiettivi di legge sulla differenziata".