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La sostenibilità come valore etico o di facciata, i consumatori si dividono

Premio 'Vincenzo Dona' a Latouche, Realacci e Segrè
domenica 24 novembre 2013

2' di lettura

Roma, 21 nov. - (Adnkronos) - Per il 50% dei consumatori la sostenibilità è un dovere etico e morale, ma c'è anche un 12% che la ritiene un concetto usato dalle imprese solo per aumentare le vendite. E se i consumatori sono disposti a pagare di più per acquistare un prodotto amico dell'ambiente, la scelta non è sempre facile perché bisogna sapersi destreggiare anche tra le operazioni di facciata. Lo rileva l'Unione nazionale consumatori che a sostenibilità e green economy dedica la settima edizione del premio "Vincenzo Dona - voce dei consumatori" che quest'anno va a Serge Latouche, Ermete Realacci e Andrea Segrè. "In alcuni casi la sostenibilità e il 'green' rischiano di essere soltanto una mano di vernice su comportamenti non proprio corretti - dichiara all'Adnkronos Massimiliano Dona, segretario generale Unc - ma nella maggior parte delle situazioni, le aziende manifestano un serio impegno per la sostenibilità per evitare l'overpackaging dei prodotti e consentire ai consumatori comportamenti più virtuosi". "I consumatori nei sondaggi - aggiunge - affermano di essere disposti a pagare di più per comprare prodotti sostenibili. Non siamo del tutto convinti che ciò sia vero: il prezzo, in un momento di crisi, è ancora una leva importante ma sempre più consumatori studiano le etichette per capire se il prodotto è davvero 'green'. L'obiettivo, quindi, è dar loro informazioni più chiare e semplici su come fare scelte sostenibili per il pianeta". Tra i protagonisti di questa edizione del premio Dona, Serge Latouche, l'economista e filosofo francese sostenitore della decrescita "Viviamo in una società che ha per fine la crescita per la crescita e che si fonda su una triplice illimitatezza - spiega all'Adnkronos Latouche - illimitatezza del prodotto, dunque distruzione delle risorse naturali rinnovabili e non; illimitatezza del consumo, creando bisogni sempre più artificiali, e illimitatezza della produzione di rifiuti e quindi dell'inquinamento". "Il consumatore - aggiunge Latouche - diventa un ingranaggio nella catena del funzionamento della società di crescita che porta a distruggere l'ecosistema e per questo si deve resistere alla logica del produrre e consumare sempre di più". E a proposito di consumatori, Latouche sfata un mito: "gli ecologisti, con una grande ipocrisia e malafede, dicono che il consumatore è il re. Ma è un re totalmente manipolato che diventa uno schiavo del consumismo. Se il consumatore reagisce e fa resistenza, ha la possibilità effettivamente di bloccare o almeno di imporre alcuni cambiamenti al sistema, e di difendere la sua salute". Cambiamenti necessari soprattutto a partire dal settore dell'alimentazione: è qui, secondo l'unione nazionale dei consumatori, che gli sprechi la fanno da padrone. Prima regola: diffidare delle offerte speciali, spesso sono queste a indurci a comprare più di quanto abbiamo davvero bisogno

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