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Agricoltura in flessione, cala la produzione e aumentano i costi medi

L'unico motore della crescita resta l'export
domenica 17 febbraio 2013

2' di lettura

Roma, 13 feb. (Adnkronos) - Raccolti in flessione e costi degli input produttivi che crescono a ritmo più sostenuto dei prezzi in agricoltura. Con problemi anche sul fronte della trasformazione industriale, determinati dalla forte debolezza della domanda interna solo parzialmente compensata dal buon andamento delle esportazioni. E' in sintesi il bilancio dell'Ismea per il 2012 dell'agroalimentare in Italia. In ambito agricolo, spiega l'istituto, archiviata una campagna vitivinicola tra le più scarse degli ultimi decenni (-8%) sembra prospettarsi, sempre sulla base delle stime elaborate dall'Istituto, un'annata in flessione anche per l'olio di oliva (-11,7% sul 2011), frutta (-9,7%) e ortaggi (-7%). Anche mais e soia, secondo gli ultimi dati Istat, hanno accusato nel 2012 una flessione dei raccolti, rispettivamente del 16% e del 4,4%, mentre frumento duro e tenero hanno registrato un incremento della produzione, rispettivamente pari a +12,4% e a +22,9%. Tra le produzioni zootecniche, secondo le ultime stime Ismea, risulterebbero in flessione le macellazioni bovine (-2,9% sul 2011), in crescita quelle suine (+4%) e le consegne di latte (circa +1%). Sul fronte dei prezzi, le rilevazione dell'Ismea indicano un aumento medio dei listini alla produzione dei prodotti agricoli del 2,1% nel 2012, a fronte di un incremento medio del 2,8% dei prezzi dei fattori produttivi impiegati dagli agricoltori. Determinanti sono stati i forti rincari dei prodotti energetici (+7,9% rispetto al 2011), degli animali di allevamento (+6,6%), dei mangimi (+5%) e dei concimi (+4,1%). Scendendo lungo la filiera, l'aumento dei prezzi al dettaglio e il calo del potere d'acquisto delle famiglie hanno mostrato con evidenza il loro impatto anche sui consumi alimentari. Secondo la rilevazione Ismea/Gfk-Eurisko, la spesa alimentare delle famiglie italiane si arresta nel 2012, mentre i volumi acquistati diminuiscono. In particolare, cala la spesa per le bevande alcoliche e analcoliche (-0,4%, esclusi vini e spumanti), i derivati dei cereali (-0,6%), i prodotti ittici (-2,1%) e soprattutto gli oli e grassi vegetali (-8,5%). Cresce di poco per i prodotti lattiero-caseari (+0,6%), l'ortofrutta (+0,7%) e la carne e derivati (+0,8%), un po' di più per vini e spumanti (+1,3%). Di fronte alla debolezza della domanda interna, l'unico motore della crescita resta l'export seppure in decelerazione rispetto al biennio 2011-2010. Le stime Ismea per l'intero 2012 indicano, in valore, un aumento del 6% delle esportazioni dell'agroalimentare, grazie esclusivamente al contributo dei prodotti dell'industria alimentare (+7,7% sul 2011). Tra i segmenti più rappresentativi del made in Italy, i prodotti con le migliori performance all'estero sono stati i preparati dolciari a base di cacao e i prodotti della panetteria, della biscotteria e della pasticceria. Bene anche le esportazioni di vini, spumanti, aceti, vermouth, pasta, preparazioni di ortaggi, legumi e frutta e preparazioni e conserve suine.

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