Roma, 12 lug. - (Adnkronos) - I Comuni italiani versano in gravi difficoltà economiche ed è difficile garantire i livelli minimi di servizi per i cittadini, come ad esempio la raccolta differenziata. I costi dei servizi sono importanti e rischiano far diventare sempre più salata la bolletta. A finire sul banco degli imputati questa volta c'è il Conai che gestisce la raccolta e il riciclo degli imballaggi. La denuncia arriva da un dossier dell’Associazione Comuni Virtuosi, in collaborazione con Esper, (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti), che spinge a rivedere i termini della convenzione Anci-Conai. In particolare, secondo il dossier, la raccolta differenziata degli imballaggi frutta poco alle casse dei Comuni. Per ogni imballaggio prodotto e immesso nel mercato, il produttore versa ai consorzi un contributo che dovrebbe essere trasferito ai Comuni quando l’imballaggio, passando per la raccolta differenziata, viene riconsegnato ai consorzi. Considerando l'ultimo dato disponibile riferito al 2011 l'associazione rileva che i Comuni avrebbero beneficiato di circa 297milioni al lordo dei costi di preselezione a fronte del ricavo totale annuale del sistema Conai di 813milioni di euro. Pronta la replica del Conai, secondo il quale è fuorviante prendere in considerazione un solo un anno. E' vero, insomma che il 2011 è stato un anno positivo dal punto di vista della raccolta economica ma si tratta di riserve che vengono messe da parte per essere poi utilizzate per i periodi di magra. Un altro punto è il contributo ambientale pagato dai produttori degli imballaggi: il più basso d'Europa. Ad esempio in Italia per una bottiglia di Pet dell'acqua minerale si paga un contributo di 0,3 centesimi, in Germania, 2,5 centesimi mentre in Finlandia 76 centesimi. Secondo l'Associazione comuni virtuosi, dunque, questi contributi devono essere rivisti e soprattutto rimodulati in funzione dell'effettiva riciclabilità degli imballaggi. Per il Conai però il paragone con gli altri paesi europei non può essere fatto semplicemente con una tabellina perché non tiene conto della specificità dei consorzi. Inoltre, per l'Anci, aumentare il contributo ambientale significherebbe gravare ulteriormente sulla bolletta dei cittadini. Questo perché è vero che a pagare sono produttori e utilizzatori ma alla fine si tratta di un costo che si scarica sempre sul consumatore nel momento in cui acquista il prodotto. E così il cittadino paga due volte: la bolletta sui rifiuti e i costi dei produttori. Per il Carpi, Consorzio autonomo riciclo plastica italia, operativo dal 2007, la soluzione è liberalizzare il settore. Nel 2008 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condotto un'indagine conoscitiva, dalla quale è emerso che: i rifiuti sono risorse che i Comuni non riescono a sfruttare e che un assetto del settore più competitivo migliorerebbe il servizio. Ma già nel 2001 una relazione della Commissione europea, quando Mario Monti era Commissario per la Concorrenza, sottolineava che: “le imprese tenute a recuperare e riciclare rifiuti dovrebbero poter scegliere tra diversi sistemi o altre soluzioni conformi. L'obiettivo è di garantire loro la libertà di non stipulare contratti con il sistema dominante o di farlo solo per una quota parziale dei loro imballaggi". Tutti d'accordo per un mercato libero e allora, chiede il Carpi: perché non si fa?