In qualsiasi altro posto del mondo, sarebbe stato il cuore della campagna elettorale. A Roma no. In qualsiasi altro posto del mondo nessuno lascerebbe al buio per anni la principale arteria stradale. A Roma sì. Vedere per credere: la maggiore parte degli oltre 60 km del Grande raccordo anulare e delle arterie collegate, come il raccordo che porta all'aeroporto di Fiumicino e all'autostrada per Civitavecchia, non c'è la luce. Quando calano le prime ombre della sera i romani restano al buio, e si moltiplicano gli incidenti. Intendiamoci, la rete di illuminazione c'è, ed è costante: ogni dieci metri si vede un lampione. Spento per un motivo molto semplice: si sono fregati centinaia di metri, probabilmente chilometri di fili di rame. Chi? Gli abitanti dei campi nomadi della capitale, in genere rom. Ma anche rumeni e piccoli criminali albanesi e dell'Est Europa. Hanno lasciato senza luce la principale arteria della capitale di Italia e spesso creano problemi non da poco anche alle linee ferroviarie che vengono per questo motivo interrotte. C'è un commercio clandestino del rame, che al mercato nero viene soprannominato "l'oro rosso", e sembra una impresa fermarlo. Ogni tanto grazie a qualche soffiata le forze dell'ordine fanno irruzione in un campo nomadi e trovano i depositi del rame, o la guaina che trasportava i preziosi fili accatastata in una baracca. Ma non si riesce quasi mai a portare un colpevole davanti ai giudici. Il risultato è che anno dopo anno questi spengono la luce a Roma e nessuno la riaccende: sostituire i fili di rame che portano l'elettricità oltre che molto costoso è spesso inutile: passa qualche giorno e vengono rubati pure quelli. Avremmo immaginato che di fronte a uno scandalo così che mette alla berlina l'Italia di fronte a tutto il mondo, i vari Roberto Giachetti, Virginia Raggi, Alfio Marchini e Giorgia Meloni, facessero a gara nel proporre rimedi e trovare soluzioni. Invece hanno quasi ignorato il tema. Un'altra campagna elettorale inutile... di Franco Bechis