Milano, 17 ott. (Adnkronos) - Si celebreranno dopodomani in piazza Beccaria a Milano i funerali civili di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese, uccisa il 24 novembre del 2009, il cui corpo venne poi bruciato. Una cerimonia in cui parleranno il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il presidente di "Libera" don Luigi Ciotti. Per il delitto di Lea Garofalo, nel maggio scorso, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato quattro ergastoli, compreso quello nei confronti dell'ex compagno della donna, Carlo Cosco. Il processo agli imputati dell'omicidio e il quadro agghiacciante in cui è maturato riprende forma, ora, in "La scelta di Lea", scritto dalla giornalista di "Narcomafie" Marika Demaria, che sarà in libreria a partire da domani, edito da Melampo. E' una storia di coraggio e ribellione, in cui "una donna, stanca di vivere sin dall'infanzia in un contesto di 'ndrangheta, decide di rompere il silenzio -spiega Demaria- Sceglie la possibilità di una vita diversa, soprattutto per sua figlia. Ed è questa speranza che le dà la forza per lasciare il compagno, Carlo Cosco, e per affrontare gli anni difficili e solitari del programma di protezione testimoni". Fuori da quel mondo di violenza omertosa, Lea racconta la sua verità, fatta di spaccio, droga e omicidi. Tra Calabria e Lombardia, emerge un sottosuolo sconcertante, ritratto di quel muro di prevaricazione e silenzio che qualche volta si riesce ad abbattere. Con uno stile asciutto, l'autrice ci restituisce la cronaca di quanto è avvenuto durante il processo, sia in primo grado che in appello. Ne ricostruisce le diverse fasi: le arringhe degli avvocati difensori, la testimonianza della figlia Denise, le confessioni di alcuni imputati, ma anche la solidarietà della società civile. Perché la storia di Denise e di Lea ci riguarda da vicino. "Lea dà un messaggio culturale dirompente. Lea dà l'esempio -sottolinea l'editore, Nando dalla Chiesa- La sua scelta si inscrive a pieno titolo nel faticoso, talora drammatico percorso di liberazione, compiuto da alcune donne calabresi dall'interno di quella che viene ritenuta, a ragione, la struttura organizzativa criminale più profondamente innervata dei rapporti di parentela".