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Cambia la consapevolezza ambientale del consumatore italiano

Secondo la ricerca Nomisma/Pentapolis
domenica 20 ottobre 2013

2' di lettura

Roma, 18 ott. - (Adnkronos) - Italiani sempre più sensibili ai temi legati alla sostenibilità ambientale e si diffondono i cosiddetti 'consumi verdi'. Secondo la ricerca Nomisma/Pentapolis "Mens(a)Sana 2013", che sarà presentata oggi a Roma, le vendite di prodotti bio segnano un +8,8% nel primo trimestre 2013, crescita ininterrotta dal 2005 (+58%). Ma è la consapevolezza generale del consumatore che sta cambiando. Il 63% dei consumatori italiani ha cognizioni precise del fatto che i prodotti che com­pra e utilizza hanno impatti diretti sull'ambiente (tale consapevolezza è più alta rispet­to a quella dei cittadini europei in generale, 55%). E nonostante la crisi, seppure le scelte sia­no guidate soprattutto da prezzo e qualità dei prodotti, il consumatore tiene in considerazione anche l'impatto ambientale (75% ritiene che tale aspetto sia importante per le scelte di con­sumo) e il 17% dei consumatori italiani compra spesso prodotti eco-friendly. Sono tanti i comportamenti delle famiglie attivi a favore della sostenibilità: l'88% delle famiglie differenzia i rifiuti, ha ridotto i consumi di energia (80%) e di acqua (68%), ha ridotto i consumi di prodotti monouso (58%), scelto prodotti alimentari locali (62%), ha usato meno l'auto (40%). E la vera evoluzione verde di un consumo più "critico" è evidente dalla diffusa consape­volezza che le azioni più efficaci per ridurre i problemi dell'ambiente siano proprio la riduzione degli sprechi (lo afferma il 72% degli italiani) e l'acquisto di prodotti provenienti dall'agricoltura locale (29%). Altro dato rilevato da Nomisma/Pentapolis e che rispecchia la maggiore sensibilità degli italiani in fatto di sostenibilità e impatto ambientale è quello secondo il quale in Italia i rifiuti totali pro-capite si sono progressivamente ridotti passando da 550 chilogrammi l'anno del 2006 ai 502 del 2012. Ma si sono ridotti soprattutto gli sprechi alimentari: 81 kg pro-capite nel 2010 (ultimo dato disponibile dell'Eurostat) a fronte di 105 kg del 2006 (-23% di rifiuti alimentari rispetto al -3% dei rifiuti totali). Il dato degli altri Paesi, rileva la ricerca, è un'ulteriore conferma del ruolo esercitato dalla crisi in tale dinamica: in Francia e Germania, Paesi in cui la congiuntura negativa ha avuto dinamiche molto differenti rispetto all'Italia, l'andamento è opposto. In entrambi i Paesi, però, i rifiuti alimentari (seppur più bassi in termini assoluti) sono cresciuti tra il 2006 e il 2010 (rispettiva­mente +30% e +11%).

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