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In Italia ben 2.557 energy manager nel 2012

domenica 20 ottobre 2013

3' di lettura

Roma, 18 ott. - (Adnkronos) - Possono essere dipendenti o consulenti esterni e hanno il compito di gestire ciò che riguarda l'efficienza energetica all'interno di un'azienda, secondo i canoni europei e nazionali. Sono gli energy manager, ben 2.557 in Italia nel 2012, di cui 2.127 nominati nei siti di consumo principali. A questa figura professionale Fire, la Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia, in collaborazione con Verona Fiere e Ekn, ha dedicato il Forum in occasione di Smart Energy. "L'efficienza energetica non è solo un problema di costi, ma di visione strategica per il futuro, perché chi gestisce male le risorse essenziali non può che perdere competitività nel tempo - spiega Dario Di Santo, direttore Fire, che ha continuato - Il costo dell'energia non calerà nel prossimo futuro, per cui la riduzione dei consumi è una priorità per gli utenti finali. Per sviluppare il mercato dell'efficienza in particolare, ma non solo, per consentire l'impiego dei contratti a prestazioni garantite e del finanziamento tramite terzi, è fondamentale che gli utenti finali realizzino diagnosi o, meglio, si dotino di sistemi di monitoraggio e automazione, interventi peraltro richiesti dalla direttiva Ue". Direttiva che introduce, ad esempio, l'obbligo di diagnosi energetiche o di dotarsi di un sistema di gestione dell'energia per le imprese, la riqualificazione energetica degli edifici dell'amministrazione pubblica, la razionalizzazione di domanda e offerta di energia elettrica e calore con un maggiore ricorso alla cogenerazione, maggiore trasparenza nei contratti e l'introduzione della figura dell'aggregatore della domanda nell'ambito dei servizi di dispacciamento. Molti i casi di buone pratiche nel campo dell'energy management: Ab Energy ha messo in esercizio un cogeneratore che realizza presso l'azienda Santex il 14% di risparmio nonostante funzioni solo su due turni; Cartiere del Garda, certificata En 16001 e Iso 50001, che opera integrata nell'area urbana circostante, servendone la rete di teleriscaldamento; gli interventi dell'Ausl di Bologna dove l'evoluzione dell'utilizzo delle strutture ha portato a una modifica delle richieste energetiche e a una rivisitazione degli impianti e di Turboden, che ha evidenziato la convenienza di sfruttare il calore di scarto; il progetto H-Reii ha valutato il potenziale di risparmio in Italia e in Europa, nei soli settori dell'acciaio, del cemento e del vetro, nell'ordine rispettivamente degli 800 GWh/anno (5% del target industriale al 2016) e dei 4.000 GWh/anno. In termini di efficienza generale la posizione dell'Italia rispetto al resto d'Europa è buona: il Paese si piazza al quarto posto, con il 18% di intensità energetica in meno rispetto alla media Ue, anche se non tutti i settori hanno risposto adeguatamente (male in particolare trasporti e terziario). Tra i dati emersi nel corso dell'incontro, anche quelli sul conto termico: 1.600 interventi con accesso diretto, 10 interventi presentati sul registro, per un impegno di poco superiore ai 200.000 euro. Dunque le soglie totali di spesa disponibili rimangono pressoché intatte. Sul fronte dei certificati bianchi, si evidenzia il progressivo rafforzamento delle proposte integrate: fra i progetti presentati nel 2013 oltre il 90% proviene dall'industria. L'Italia purtroppo arranca nell'adozione dei sistemi di gestione dell'energia: in Germania si contano 2.044 aziende certificate Iso 50001, contro le 135 dell'Italia, nonostante un Pil inferiore solo del 40% (dati a settembre 2013). Va però evidenziato che i tedeschi sono favoriti da una serie di meccanismi di supporto, che sarebbe utile imitare nel nostro Paese.

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