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Carceri: detenuto muore e famiglia denuncia, 'non curato dopo diagnosi tumore' (2)

domenica 20 ottobre 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Dopo quasi due settimane, il magistrato ha però rigettato l'istanza motivandola col fatto che un altro istituto a Rionero in Vulture dove il detenuto era stato ricoverato (e i famigliari lamentano di non essere stati avvertiti) era in grado di applicare un'altra tecnica di cura. Nel decreto, tuttavia, non ha disposto il ricovero bensì il rientro del malato nel carcere di Melfi. Le sue condizioni si sono aggravate nel tempo, a causa anche di una polmonite che lo ha debilitato ulteriormente. Considerando che in quell'istituto penitenziario non era possibile curarlo, è stato trasferito al carcere di Secondigliano ma anche lì le difficoltà erano oggettive, non trattandosi di una struttura sanitaria. Il 25 settembre l'avvocato Floccari ha inoltrato una nuova istanza facendo presente che la situazione era grave e finalmente il 3 ottobre il magistrato di sorveglianza ha accolto la richiesta. Ma ormai la situazione era talmente grave che non è stato possibile notificargli l'atto. Antonino Vadalà nel frattempo era stato ricoverato nel reparto di rianimazione prima all'ospedale Cardarelli di Napoli e poi al Pellegrini. Lì è deceduto il 16 ottobre. Il figlio Carmelo Vadalà, pure lui detenuto perché coinvolto nella stessa operazione di polizia e condannato a sei anni e sei mesi di carcere, aveva chiesto di poter incontrare il padre in via eccezionale considerato che stava male. Il permesso non gli fu dato perché, raccontano i familiari, l'amministrazione competente aveva giustificato l'insussistenza di imminente pericolo di vita. I congiunti di Antonino Vadalà hanno sporto denuncia querela "perché anche se lui era colpevole, stava scontando la sua condanna. Sarebbe uscito tra pochi mesi. Ma qui sono stati calpestati i diritti umani e speriamo che non debba capitare più a nessuno".

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