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Consumi: quasi meta' degli italiani riduce alimentari nel 2012 (4)

domenica 19 maggio 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, afferma che "e' del tutto chiaro che questo sia il tema su cui si giocheranno le piu' importanti partite in Europa nei prossimi mesi. La ricchezza e la qualita' del cibo italiano non e' solo riconosciuta dai consumatori nazionali ma dovrebbe essere utile per il rilancio del Paese sul piano internazionale. E' percio' essenziale che ci siano a Bruxelles associazioni di consumatori che difendano l'agroalimentare dell'Europa del Sud. Le Istituzioni italiane e le associazioni imprenditoriali dovrebbero sostenere in modo adeguato il nostro ruolo cosi' come avviene per le associazioni dei consumatori degli altri Paesi del Nord Europa che sono molto attive nella rappresentanza degli interessi dei loro mercati agroalimentari. Noi scontiamo la disattenzione verso il nostro ruolo che invece sarebbe essenziale in sede UE per agevolare decisioni piu' equilibrate verso la qualita' delle nostre produzioni e delle filiere agroalimentari italiane". Andrea Segre', fondatore e presidente di Last Minute Market, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell'Universita' di Bologna, osserva che "siamo anche, e soprattutto, quello che non mangiamo. Con buona pace di Feuerbach. Perche' nei Paesi piu' ricchi la parte preponderante degli sprechi alimentari avviene a livello domestico, e almeno il 60% di questo spreco potrebbe essere evitato. In Italia, secondo i dati elaborati da Last Minute Market e dal suo osservatorio Waste Watcher, lo spreco alimentare rappresenta l'1,19% del pil (circa 18,5 miliardi riferiti al 2011) e soltanto lo 0,23% si colloca nella filiera di produzione (agricoltura), trasformazione (industria alimentare), distribuzione (grande e piccola) e ristorazione (collettiva). La parte del leone e' tutta a livello domestico e rappresenta lo 0,96% del PIL". "E allora - prosegue - 'vivere a spreco zero', titolo di un libro, diventa un auspicio semplice e necessario: un verbo e due parole messe in fila per enunciare una piccola rivoluzione, non solo grammaticale. Una visione che si e' gia' tradotta in azione, il presente che vive e vede il futuro. La via d'uscita da una crisi economica, ecologica, etica, estetica, tante 'e', che non solo sembra senza fine ma e' anche estrema, un'altra 'e', nelle sue profonde e crescenti disuguaglianze". (segue)

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