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In Italia il problema di governance dei processi decisionali alimenta il pregiudizio

Il 'débat public' può essere un punto di riferimento utile
domenica 19 maggio 2013

2' di lettura

Roma, 17 mag. - (Adnkronos) - "L'apparente incapacità del nostro Paese di pianificare e realizzare, in modo lineare e condiviso, grandi infrastrutture per la sua modernizzazione, non è certo ascrivibile a una pregiudiziale avversità dei cittadini. Piuttosto ha a che fare con un serio problema di governance dei processi decisionali che ha finito paradossalmente con l'alimentare il pregiudizio da parte di settori importanti dell'opinione pubblica". Così il presidente della commissione Infrastrutture e lavori pubblici di Anci, Andrea Camaiora, commentando il rapporto Nimby. "E' infatti evidente che opere programmate senza un adeguato livello di condivisione sul territorio, la cui utilità non è quindi percepita come tale dai cittadini e dalle loro istituzioni di riferimento, si prestano troppo facilmente a diventare elementi di conflitto" aggiunge Camaiora, per il quale è indispensabile "affrontare il tema di quali meccanismi costruire per un efficace coordinamento tra i vari livelli istituzionali". "Si prende spesso a modello il meccanismo francese del 'débat public' ma quello italiano non è uno Stato che soffoca il dibattito. Anzi. Se proprio si vuole fare autocritica - sottolinea - va piuttosto sottolineato che in Italia si parla per venti, trenta, quarant'anni della realizzazione di una infrastruttura. Ma non c'è mai nessuno che fischia la fine del tempo per la discussione, con l'evidente risultato che tutto può essere sempre, sistematicamente, ridiscusso". Insomma, "un drammatico deficit democratico, per il quale tutti parlano e nessuno decide" che si scontra con la necessità di "un reale coinvolgimento delle comunità locali e in questo senso l'esempio del 'débat public' può essere un punto di riferimento utile". D'altra parte - aggiunge Camaiora - non si può prescindere dalla restituzione alle comunità locali e alle loro istituzioni dei margini di autonomia e autodeterminazione che negli ultimi anni, complici la crisi economico finanziaria e l'approssimazione con cui si sta riprogettando l'assetto istituzionale federalista del Paese, si sono inaccettabilmente e rovinosamente compressi". Camaiora fa riferimento al patto di stabilità e alla "decisione di bloccare gli 11 miliardi di residui passivi presso i comuni che toglie loro, nei fatti, qualsiasi margine di discrezionalità nella allocazione di risorse per investimenti sul proprio territorio".

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