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Una nuova alga invasiva scoperta lungo le coste della Sicilia meridionale

Anche Legambiente nel prestigioso team internazionale
domenica 9 giugno 2013

2' di lettura

Ragusa, 3 giu. - (Adnkronos) - Una nuova alga invasiva australiana, la Caulerpa disticophylla, è stata scoperta lungo le coste della Sicilia meridionale. L'individuazione è avvenuta anche grazie al Centro di Educazione Ambientale (Cea) Legambiente di Donnalucata, che ha fatto parte del team internazionale che ha condotto una complessa serie di analisi genetiche e morfologiche per l'identificazione dell'organismo vegetale. Lo studio "Identity and origin of a slender Caulerpa taxifolia strain introduced into the Mediterranean Sea" (Identità e origine di una linea di Caulerpa taxifolia introdotta nel Mediterraneo) pubblicato nella rivista internazionale Botanica Marina, ha visto coinvolti, oltre ai biologi Davide Campo e Antonino Duchi del Cea Legambiente di Donnalucata, Gabriele Procaccini, Dorris N. Jongma, Emanuela Dattolo e Daniela D'Esposito della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli; Peter Grewe del Marine and Atmospheric Research, Hobart, Tasmania, Australia; John Huisman della School of Biological Sciences and Biotechnology, Murdoch University, Australia; Marc Verlaque della Aix-Marseille University e Mehmet B. Yokes della Halic University di Istanbul. "Abbiamo riscontrato quest'alga aliena, per la prima volta in Sicilia, nell'ambito delle attività del Cea, e coinvolto immediatamente la Stazione Zoologica. Da qui è partito il progetto di ricerca e il percorso d'indagine internazionale", dichiara Antonino Duchi, presidente del Circolo Legambiente Il Carrubo di Ragusa e coordinatore del Cea. "Le indagini hanno evidenziato come l'alga sia diversa dalla Caulerpa taxifolia già segnalata in altre aree mediterranee - spiega Davide Campo, biologo del Cea Legambiente di Donnalucata - e corrisponda invece alla Caulerpa disticophylla australiana, probabilmente arrivata tramite le acque di sentina delle navi, come indica anche il suo riscontro in un'area della Turchia dove è presente un intenso traffico di petroliere". Lo studio conferma ancora una volta i cambiamenti biologici in corso nel nostro mare e quanto rischiose siano le attività di traffico navale, di cui il Mediterraneo è ricco. L'effetto di questa nuova introduzione sull'ecologia degli ambienti del Canale di Sicilia è ancora ignoto, ed è l'oggetto di un'ulteriore ricerca finanziata dall'assessorato alla Pesca della Regione Sicilia e commissionato ad Arpa Sicilia, Ispra e Cnr.

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